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Vantaggi e rischi dei raggi solari

Tre regole base per un’esposizione corretta

MARCO TURBATI*

Nei mesi trascorsi con l’incubo della pandemia – problema che purtroppo non può ancora dirsi risolto – siamo stati costretti a vivere al “coperto”, ma con l’arrivo della bella stagione abbiamo cominciato a godere dei benefici del calore e della luce che, in queste lunghe giornate, riceviamo dal sole. I vantaggi della esposizione solare sono noti sia per l’azione sulla produzione della vitamina D e sul tono dell’umore, sia nella lotta ad alcune malattie dermatologiche quali ad esempio la psoriasi, gli eczemi o varie forme di dermatite come quella seborroica. Tutti questi vantaggi non devono però farci scordare i rischi di una esposizione “sconsiderata”: infatti le radiazioni solari hanno la capacità di stimolare i processi cellulari ma anche, se assorbiti in eccesso, di creare danni in prima istanza alla cute sovraesposta e in subordine anche agli occhi, e possono perfino causare alterazioni del sistema immunitario.

Sulla base della letteratura scientifica, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha identificato nove malattie strettamente legate all’esposizione a radiazioni ultraviolette:

Appare quindi necessario conoscere le modalità di una corretta esposizione al sole per raggiungere una invidiabile abbronzatura senza doverne pagare le conseguenze. I punti cardine sono: orari e modalità di esposizione; mezzi fisici di contrasto alla eccessiva esposizione; uso di creme solari.

Riguardo all’orario, è noto che le ore centrali della giornata (con il sole “a picco”) sono quelle più pericolose per il rischio di ustionarsi; quindi è preferibile, specialmente in soggetti più sensibili come i bambini, o in soggetti con fototipo cutaneo chiaro, esporsi nelle prime ore della giornata o nel tardo pomeriggio, preferendo una esposizione effettuata in movimento, cioè non statica e diretta.

Mezzi fisici di contrasto alla eccessiva esposizione: l’uso di cappelli è certamente utile ed essenziale per evitare ustioni al capo (così frequenti in caso di “carenza di capelli”) e nelle parti più esposte come orecchie e naso. È inoltre buona norma ricordarsi sempre di usare occhiali da sole. Da notare che la prolungata esposizione è tra le maggiori cause di patologie degenerative oculari come la cataratta o le maculopatie. Le lenti hanno una storia che prende le mosse addirittura già nel periodo preistorico: tra gli eschimesi Inuit era consuetudine utilizzare strisce di osso provviste di una fessura, mentre è noto l’utilizzo tra i romani dell’Impero di smeraldi attraverso cui guardare gli scontri tra gladiatori, come riportato da Plinio oppure l’uso di vetri affumicati tra le popolazioni cinesi di quasi mille anni fa. Oggi gli occhiali, oltre ad una invidiabile valenza estetica, consentono un’ottima visibilità con protezione totale dalle radiazioni che possono creare danni oculari.

Uso di creme solari: la storia delle creme solari affonda le sue radici già nell’antichità, quando in assenza di adeguati indumenti, l’uomo ha cercato di proteggersi dai danni che può arrecare il sole applicandosi direttamente sulla pelle diverse sostanze. Nella preistoria si ipotizza un uso prevalentemente di fango, argille e cenere, ma già nella antica Grecia viene riportato l’utilizzo di olio di oliva, mentre nell’antica Cina si trattavano polveri di riso e lupino. Al 1000-1500 a.C. risalgono invece i primi ritrovamenti nell’area dell’Egeo di laurionite (piombo idrato), gesso (solfato di calcio), phosgenite (carbonato clorato di piombo) per prodotti che potevano avere la duplice funzione di make-up e di protezione solare.

Oggi le creme sono contraddistinte dalla sigla SPF che sta per “fattore di protezione solare” e fornisce un’indicazione numerica (da 6 a 50+) relativa alla capacità del prodotto di schermare o bloccare i raggi. La valutazione del SPF è calcolata rapportando la quantità di tempo necessario per produrre una scottatura sulla pelle protetta con filtro e senza filtro. Tuttavia, è un errore comune ipotizzare che la durata di efficacia di un filtro solare possa essere calcolata semplicemente moltiplicando il SPF con la durata del tempo necessario per subire danni cutanei senza protezione solare. Una serie di fattori influenza, infatti, la quantità di radiazioni solari che raggiunge una persona, tra cui la durata dell’esposizione, l’ora del giorno, la posizione geografica e le condizioni meteorologiche.

I dermatologi raccomandano di utilizzare un fattore di protezione solare non inferiore a 15 e, generalmente, un fattore di protezione pari a 30 è considerato l’indice più adatto alle persone che svolgono attività all’esterno per lunghi periodi di tempo. Una protezione “molto alta” (50 o 50+) è indicata per prevenire i danni cutanei alle persone con la carnagione molto chiara o per coloro che svolgono attività invernali ad elevate altitudini. Da ultimo è necessario ricordare che le creme solari non hanno durata “infinita”, e quindi la loro applicazione deve essere ripetuta dopo 2/3 ore, in special modo se si suda o ci si immerge in acqua. Infine, è buona norma sbarazzarsi delle creme utilizzate l’anno prima, poiché la loro efficacia risulterà ampiamente ridotta.

In sintesi “viva la vita all’aria aperta e godiamoci il sole”, ponendo però le giuste attenzioni per ottenere tutti i vantaggi estetici e sanitari evitando i rischi di una scorretta esposizione ai benefici raggi solari.

*Consulente Sanitario QuAS