Falsi miti, grandi verità, tante incertezze

FRANCO FRAIOLI*

Viviamo in un’epoca in cui, nonostante l’enorme massa di informazioni che ci provengono dai media, non sempre riusciamo ad avere risposta alle nostre domande. Da una recente indagine sui cibi e sull’alimentazione in genere è scaturito che la stragrande maggioranza di noi ha concetti distorti, e spesso falsi, sul modo di alimentarsi, sul valore nutrizionale dei cibi, sulla dieta. Eppure il cibo rappresenta il carburante del nostro corpo e una conoscenza approfondita porterebbe a un miglioramento generale della nostra vita, ridurrebbe il rischio di molte malattie e ci permetterebbe una crescita migliore. In queste poche righe cercheremo di sfatare alcuni luoghi comuni e indicheremo alcune regole di base per una corretta alimentazione.

 

Prima regola l’alimentazione è un fatto individuale

Nell’alimentazione quotidiana dei paesi occidentali la tolleranza o meno ad un determinato cibo è un fatto soggettivo. È pur vero che esistono allergie ed intolleranze, ma sono statisticamente rare ed appartengono a patologie facilmente individuabili fin da bambini. L’intolleranza  individuale  ad un cibo spesso sottende un non gradimento dello stesso cibo. Prendersela con i vari alimenti diventa spesso uno sfogo autolesionistico che indirizza verso altre vere cause, che stanno più nella testa che nello stomaco. Tenete presente che la “dispepsia”, malattia antica fatta da una multivarietà di sintomi, non ha ancora avuto una risposta causale da parte della scienza moderna. Spesso, non sono i poveri e incriminati cibi a causare dolori intestinali, eruttazioni, bruciori, tensione, bocca amara, e chi più ne ha più ne metta. La maggior parte di questi sintomi sono dovuti a disturbi della motilità del tubo digerente, la cui causa è da ricercare nell’errata trasmissione dei comandi centrali da parte del cervello. È su questo che la sfera emozionale è capace di creare interferenze e disfunzioni.

Non cercate, quindi, di trovare il colpevole negli alimenti. Se pensate che una cosa vi possa far male sostituitela, ma prendete coscienza che andrete alla ricerca di un altro colpevole, e che spesso tornerete all’alimento di prima. Ricordate che per anni la medicina ha consigliato cose sbagliate. La famosa dieta in bianco è stata una stupida e inutile colpevolizzazione del pomodoro e di ogni altra cosa colorata. Una pasta al burro è di gran lunga più pesante di una pasta al pomodoro. Che dire poi del tanto vituperato peperoncino. A meno che non soffriate di emorroidi – e quindi quello che sentite in bocca lo potreste sentire laggiù – il peperoncino è assolutamente innocuo una volta inghiottito. Anzi c’è tutta una letteratura sugli effetti positivi della capsaicina, componente attivo del peperoncino. La lista dei presunti colpevoli comprende inevitabilmente uova, salumi, fritture, carni rosse e bianche, e via discorrendo. Cosa dovrà fare, allora, lo sfortunato dispeptico… privato anche del suo alibi? Ben poco. Cerchi di non restringere il cerchio alimentare a priori. Non cerchi avidamente di trovare dai media, dalla tradizione orale o dagli amici la soluzione ai suoi problemi. Si rechi da un buon medico: possibilmente specialista in gastroenterologia. Escluda cause organiche, mangi di tutto e badi alla propria serenità spirituale.

Seconda regola: non inseguire allarmismi sulla qualità dei cibi

Considerate un fatto macroscopico: la vita media dei Paesi occidentali è quasi raddoppiata. La maggior parte delle malattie infettive, da malnutrizione, da scarsa igiene, sono praticamente scomparse. Se la nostra alimentazione fosse così insana, come a volte può apparire, sarebbero comparse altre malattie, oppure sarebbero aumentate statisticamente quelle malattie che dipendono dal cibo. Questo non è successo; statisticamente stiamo meglio di prima, quando i cibi erano tutti genuini. C’è qualcosa che non quadra nelle tesi che colpevolizzano la nostra alimentazione moderna. Nei Paesi moderni il controllo sulle catene alimentari è molto accurato, e quindi più affidabile del fai-da-te contadino. La maggior parte dei vini artigianali non sono buoni rispetto alle grandi marche e non vi consigliamo un tonno in scatola autoprodotto: il rischio del botulino sarebbe migliaia di volte superiore. E degli insaccati, ne dobbiamo parlare? Siete sicuri che sia meglio quello fatto su un tavolaccio contadino all’aria aperta rispetto a quello fatto da una buona industria in ambiente sterile e con gli operatori con la mascherina? È vero che le carni possono essere estrogenizzate, che le piante sono transgeniche, che le coltivazioni in serra sono trattate con sostanze pericolose, che si è violentata la natura – anche questo è un discorso sul quale riflettere: non crediamo che la natura possa essere violentata, essa ogni tanto ci fa scoprire le proprie risorse – ma dove sono i danni provocati.

Rispetto ad un tempo, statisticamente, ci vediamo belli e rosei, la maggior parte ben nutriti, anzi, troppo nutriti. Sono scomparse dalla circolazione avitaminosi, dismetabolismi, carenza nutrizionali etc, etc. Sia chiaro che stiamo estremizzando i concetti per meglio spiegarli, però tenendo sempre a mente l’“est modus in rebus” latino. Il nostro consiglio è di non farsi troppo condizionare dalle notizie giornaliere. Teniamolo presente: la maggior parte dei prodotti che troviamo nei nostri negozi è accettabile.

frutta-e-verdura-salute-e-sanita-per-quadri

Terza regola: la dieta dimagrante fa ingrassare, è il peggior nemico del benessere.

Che la dieta dimagrante porti all’obesità è un fatto ormai riconosciuto. Qualsiasi dieta, da qualsiasi fonte provenga fa dimagrire. Senza mangiare si dimagrisce, è accertato. Basta avere la volontà di mettersi a non mangiare per un certo periodo e si dimagrisce. Non c’è bisogno di scienziati dietologi, santoni, maghi. Basta non mangiare. Però, vi è capitato di vedere qualcuno che dopo esser dimagrito con una dieta sia rimasto magro? Può darsi, ma la risposta precisa la dà la statistica: il 2 per cento di chi si sottomette a diete rimane magro, il 10 per cento ritorna allo stesso peso di prima, l’88 per cento raggiunge dopo un certo tempo un peso superiore al peso precedente la dieta. Purtroppo, è valido l’assioma secondo cui l’obesità è la risultante di tante diete dimagranti.

È quel che i nutrizionisti chiamano la sindrome dello yo-yo. La ricerca fanatica del maggior successo nel minor tempo (sette chili in sette giorni), l’accondiscendenza criminale di molti medici a prescrivere  diete sbilanciate, chetogeniche, se non addirittura il digiuno, con l’impiego di devastanti cocktail farmacologici, l’impreparazione colpevole di chi spesso scrive su giornali, riviste, tv, l’affidarsi al santone di turno, ha portato paradossalmente all’aumento, negli ultimi vent’anni, delle persone in sovrappeso.  Già ora studi demografici indicano che in alcuni Paesi occidentali una persona su due è in sovrappeso. E la  colpa  non è della qualità dei cibi ma della quantità e dalla scelta di cibi ipercalorici. E allora? Non vi lasciate sgomentare. Parliamo di sovrappeso, non di obesità. Per fortuna l’obesità vera è un fenomeno statisticamente a bassa frequenza, specie in Italia.

Se siete in leggero sovrappeso lasciate correre. Mangiate liberamente senza esagerare, aumentate l’attività fisica, e convincetevi che non è vero che “magro è bello”. È vero solo in questa epoca, e in questa cultura, fatta di violenti messaggi pubblicitari derivanti dal periodo post-bellico dell’opulenza alimentare. Bello è normale, né grasso né magro, dove il metro di paragone deve essere il benessere psico-fisico, non quelle tragiche tabelle computerizzate in cui una macchina ti dice quanto devi pesare.

Una ricercatrice inglese, Mary Evans Young, ha fondato, dopo anni di studio, un’associazione di medici nutrizionisti per combattere le diete sconsiderate. Gli argomenti sostenuti da questa associazione sono:

  1. La letteratura corrente sopravvaluta i rischi per la salute dovuti al sovrappeso
  2. La perdita di peso non riduce il rischio di malattia e di morte
  3. La dieta è inefficace nell’ottenere una perdita di peso duratura
  4. La dieta porta, specie nei ragazzi, a patologie del comportamento alimentare: anoressia, bulimia

In conclusione, il problema del sovrappeso va affrontato con saggezza e da persone esperte e capaci. Questi specialisti sapranno “vedervi” come probabilmente voi non siete in grado di fare. Essi potranno giudicare se avete o meno bisogno di dimagrire, e lo faranno coniugando alla lettera il significato di dieta, la cui etimologia deriva dal greco e vuol dire “stile  di vita”, non privazioni, sofferenze, sfide contro noi stessi. Lo specialista in scienza dell’alimentazione saprà sviluppare metodi sicuri ed efficaci nel breve e nel lungo periodo, con un approccio multidisciplinare che tiene presente i fattori biologici, psicologici, sociali dell’individuo che ha di fronte.

Vorrei terminare queste mie note esprimendo un parere su alcune “devianze” dalla normale alimentazione presenti dal dopoguerra nei paesi occidentali.

La dieta vegetariana.

La distinzione “classica” è tra due tipi di dieta: la dieta vegetariana propriamente detta, che esclude qualunque tipo di carne, anche quella dei pesci, ma tollera prodotti di origine animale; e la dieta vegetaliana o vegana che esclude qualunque tipo di prodotto di origine animale. Sono consapevole della difficoltà di affrontare il problema stante l’aggressività propria dei vegetariani (ma non tutti) e delle loro associazioni. Io non ho nulla da ridire su chi compie questa scelta e devo essere chiaramente “tollerante” nonostante abbia convinzioni diverse, ma spero che anche i vegetariani siano tolleranti nei miei confronti se esprimo le mie convinzioni su questo argomento. Penso peraltro di averne titolo essendo docente e specialista di Endocrinologia e Malattie del Metabolismo ed essendo stato accanto ai più importanti studiosi della patologia dell’accrescimento corporeo, come lo svedese Luft ed il mio maestro Aldo Isidori.

Orbene la prima considerazione incontestabile da fare è che l’uomo è un animale “onnivoro”.

buoni-consigli-salute-e-sanita-per-quadri

tipi-di-dieta-per-perdere-peso-salute

Su questa base il vegetariano compie una scelta limitante la sua natura dettata da due grandi motivazioni: etica e/o salutistica. Spendiamo due parole sulla scelta etica. Molti vegetariani si ritengono animalisti contrari all’uccisione degli animali. Tale scelta è però molto difficile da praticare senza diventare incoerenti o senza diventare dei veri e propri maniaci: nella nostra vita veniamo continuamente in contatto con oggetti di origine animale, e magari non ce ne rendiamo nemmeno conto. L’uccisione di esseri viventi è del tutto naturale e lo è sempre stata. Molte industrie utilizzano animali nella produzione di coloranti e nella stessa agricoltura è frequente l’utilizzo di esseri viventi biologici per sterminare altri esseri viventi dannosi e via dicendo. Per non essere incoerenti i vegetariani dovrebbero utilizzare metodiche investigative improbabili per essere ligi al dettato etico.

Ma c’è  di più, nella dimostrazione dell’ incoerenza. Il Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe, padre unico delle religioni occidentali, ha da sempre accettato di buon grado il sacrificio animale e la Bibbia ed il Vangelo sono pieni d’indicazioni in tal senso. Bene, una scelta coerente dovrebbe passare attraverso una condanna della propria religione e dichiararsi atei o seguaci di un’ improbabile religione animalista. Per non parlare del fatto di considerare alcuni animali più meritevoli di rispetto solo perché più deboli e indifesi o perché “capaci di provare dolore” solamente perché questo dolore è esplicito, manifestato in modo esteriore. Chi ci dice che un vegetale non sia in grado di provare dolore quando viene estirpato? Se il vegetariano “etico” fosse coerente, dovrebbe farsi pungere senza tanti problemi dalle zanzare in estate, o di fronte a un’infestazione di piattole, lasciarle lì dove sono o catturarle una ad una e farle gentilmente uscire di casa. Di fatto, spesso si basa il proprio comportamento su una scala di valori dove si ammette l’esistenza di esseri viventi di serie B (per esempio tutti i vegetali) e altri di serie A che sono intoccabili. La giustificazione secondo la quale gli animali che non manifestano esplicitamente il fatto di provare dolore non ne provino di fatto non sta in piedi ed è solo un tentativo di giustificazione abbastanza illogico.

La scelta “salutistica” è più condivisibile entro certi limiti. Secondo i seguaci della dieta vegetariana essa rappresenta il modo di alimentarsi più confacente alle esigenze dell’organismo umano. È senz’altro vero che alcune pubblicazioni attestano che i vegetariani riducano l’incidenza di malattie cardiovascolari, cancro, ipertensione, diabete e obesità, probabilmente per l’abbondante introduzione di fibre, carboidrati, vitamine e minerali. Il problema di queste pubblicazioni è che confrontano i sostenitori della dieta vegetariana, persone mediamente molto più attente alla loro alimentazione e alla loro salute, con il resto della popolazione, la maggioranza della quale ha una vita salutisticamente più che discutibile. Esistono studi che comparano lo stato di salute di persone onnivore “health conscious”,  attente alla propria salute, e soggetti vegetariani. Ebbene, secondo tali studi non esistono vantaggi in termini di salute tra i soggetti vegetariani e i non vegetariani. Quello che invece è certo, sono i rischi riguardanti le possibili carenze di un vegetariano o di un vegano: ferro (anemie), proteine (rara nel sedentario, più probabile in uno sportivo, soprattutto di sesso femminile), vitamina B12 (molto frequente nei vegetariani e nei vegani), calcio e vitamina D (nei vegani soprattutto). Ho visto nella mia vita professionale numerosi danni in bambini tenuti in modo non proprio a dieta vegana.

In conclusione, nulla quaestio su chi vuole scegliere una dieta vegetariana o vegana. «Unicuique faber fortunae suae», raccomandando di essere attenti in questo caso all’assunzione comunque dei nutrienti essenziali allo sviluppo. Ritengo però che una dieta “onnivora” ben costruita ed uno stile di vita salutistico siano la migliore scelta che sempre quel famoso Dio di Abramo Isacco e Giacobbe ha indicato per i suoi figli.

 

* Specialista e Docente di Endocrinologia e Malattie Metaboliche


SCARICA L'ESTRATTO