Dietro le cifre il dilemma di una scelta consapevole

Recentemente, su tutta la stampa sono apparse due importanti prese di posizione da parte dell’Istituto Superiore di Sanità (l’organo tecnico-scientifico del servizio sanitario nazionale, che svolge funzioni di ricerca, sperimentazione, controllo, consulenza, documentazione e formazione in materia di salute pubblica), delle società scientifiche e dell’Aifa (l’Agenzia governativa, che controlla i prodotti farmaceutici), che indicano un grave problema: sempre più, stanno diminuendo i bambini e giovani che non effettuano le vaccinazioni. Tale diminuzione di ricorso alla profilassi vaccinale è avvenuta, nello scorso anno, anche per la vaccinazione antinfluenzale. Perché questa scelta da parte di genitori sempre più correttamente preoccupati per la salute dei loro figli? La risposta, forse, è da ricercarsi nella non comprensione dell’importanza della prevenzione.


“Dalla poliomielite al tetano, dalla rosolia al morbillo

le percentuali dei vaccinati sono in diminuzione”

 

Cercando sui vari siti pseudo medici presenti sul web, è possibile trovare moltissime “voci“ contrarie alla vaccinazione, con le più svariate motivazioni. Certamente, non si può negare che la vaccinazione, come tutti gli atti sanitari, contenga un minimo rischio, ma come in ogni scelta è da valutare sempre – e con il proprio medico di fiducia – il rapporto rischio/beneficio.

I dati presentati, recentemente, indicano che vi è una diminuzione dei soggetti vaccinati: scendono, infatti, al di sotto del 95% le vaccinazioni per la poliomielite, il tetano, la difterite e l’epatite B e la percentuale scende ulteriormente per le vaccinazioni contro il morbillo, la parotite e la rosolia (vaccinazioni facoltative) che raggiunge una copertura dell’86%, diminuendo di oltre 4 punti percentuali rispetto all’ultima rilevazione. Con questo trend, il rischio che tornino malattie “dimenticate” come la difterite, che ha già fatto capolino in Spagna, o che le morti per morbillo non siano più l’eccezione, come nel caso della bimba deceduta per una complicanza nel 2014 a Roma, è altissimo.

La diminuzione delle vaccinazioni effettuate colpisce, quindi, sia quelle “obbligatorie” (poliomielite, tetano, difterite ed epatite B) sia, ovviamente in misura maggiore, quelle facoltative, con differenze tra le varie regioni (per esempio, la vaccinazione antipoliomielite va dal 90% del Trentino Alto Adige al 97,55% del Lazio).

Perché si decide coscientemente di non vaccinare i propri figli? Le voci che corrono sul web − e che rilevano solo gli effetti collaterali e i rischi che potrebbero insorgere − procurano spavento a chi legge, inconsapevolmente. Perciò, bisogna informarsi in modo serio e affidabile. Per prima cosa, bisogna ricordare che il rischio di effetti collaterali nella vaccinazione è migliaia di volte più basso rispetto a quello di poter contrarre la malattia, se non vaccinati, e che la malattia può avere in alcuni casi danni gravissimi, anche letali. È noto che l’accettazione delle vaccinazioni è maggiore tra chi ha sperimentato di persona le conseguenze devastanti di queste infezioni e chi ha avuto familiari o conoscenti affetti da tali malattie, non solo accoglie le vaccinazioni ma le richiede anche quando non offerte. La percezione del rischio delle possibili reazioni ai vaccini dipende, perciò, dalla stessa possibilità di confrontarle con i rischi derivanti dalla malattia.

Al giorno d’oggi, però, quanti giovani genitori in Italia possono dire: “Ho visto di persona le conseguenze di una difterite, di una poliomielite”? Anche molti medici, ormai, non ne hanno mai vista una. Mentre, tra chi può fare il confronto tra la reazione da vaccino e i danni da malattia, è difficile trovare delle persone ostili alle vaccinazioni. Per i genitori, pertanto, è diventato meno intuitivo scegliere, rispetto a qualche decennio fa, perché a loro manca un elemento diretto di confronto.

La riduzione della percezione del rischio si manifesta, ormai, anche per quanto riguarda la pertosse, il morbillo e la rosolia. I germi responsabili di queste infezioni circolano ancora nella popolazione italiana, ma negli ultimi anni nelle regioni dove si è vaccinato di più si è verificata una nettissima diminuzione dei casi di malattia, parallelamente all’aumento della percentuale di bambini vaccinati (cioè della cosiddetta “copertura vaccinale”). Negli anni in cui non erano disponibili vaccini, si sono riscontrate estese epidemie e, data l’elevata contagiosità delle tre malattie, in pratica, nessun bambino suscettibile sfuggiva al contagio, sicché era più facile osservare le complicanze più temibili.

Un altro fattore che può falsare la percezione dei rischi da vaccinazione è costituito dal verificarsi di un evento (specie se grave) temporalmente successivo a un’immunizzazione, ma non da essa causato. Quello che conta non è quanto l’evento sia effettivamente correlato alla vaccinazione, ma la convinzione dei genitori che sia stato sicuramente da essa provocato. Se poi questa convinzione è rafforzata dai massmedia o dai movimenti anti-vaccinali, possono verificarsi cadute delle coperture vaccinali, con gravi conseguenze sulla popolazione.

Un altro aspetto da considerare è che la vaccinazione è praticata sul bambino sano e che sta bene, quindi, per i genitori è più difficile accettare l’eventuale reazione al vaccino, rispetto per esempio all’effetto collaterale provocato da un farmaco dato come terapia per una persona che è già ammalata.

Di fronte alla scelta, alcuni genitori ritengono che sia meglio non fare niente (ossia, non vaccinare) piuttosto che agire (ossia, vaccinare). Senza voler entrare nei dati statistici delle complicanze per specifiche malattie, è giusto ricordare solo quante persone ancor oggi soffrono per le problematiche della poliomielite e a puro titolo di esempio giova ricordare che, in Olanda nel 1992, fu colpita una piccola comunità religiosa che aveva rifiutato di vaccinare i propri figli: 72 persone tra bambini e adulti si ammalarono di poliomielite, 2 morirono e 59 restarono paralizzati per sempre. Si ipotizza che il virus fosse stato introdotto nella comunità da persone con infezioni asintomatiche o da alimenti contaminati, entrambi provenienti da Paesi dove la malattia era ancora endemica. Esempi simili possono essere fatti anche per il morbillo (malattia che può causare gravi reliquati neurologici) oppure per la pertosse.

“Il panico esploso nel 2014 sul vaccino antinfluenzale

ha prodotto un aumento di malattie mortali”

Sino a qui ci si è riferiti alle vaccinazioni in età pediatrica, ma un ragionamento simile si può estendere anche alla vaccinazione antinfluenzale. Nel 2014 riguardo a un noto “scandalo“, molti tra anziani (categoria in cui la vaccinazione va, fortemente, consigliata per la maggior pericolosità di complicanze) e soggetti comunque fragili decisero di non vaccinarsi a causa del panico scaturito per le possibili reazioni avverse: questo portò a un incremento di morti per aggravamenti sia respiratori sia cardiovascolari, correlati alle patologie “influenzali“.

D’altra parte, sempre esaminando l’effetto panico, non dimentichiamoci la paura delle grandi emergenze sanitarie che, recentemente, hanno allarmato il mondo con la Sars, la Suina e l’Aviaria, che ci hanno fatto fare la fila in farmacia per racimolare una dose di “vaccino”.

L’argomento, certamente, meriterebbe molte più spazio.

“È sempre opportuno parlare con il medico di fiducia

e non fermarsi a certe notizie “sparate” sul web”

Il miglior consiglio, prima di decidere se far vaccinare o no il proprio figlio, è di non fermarsi a notizie “sparate” nel web, spesso, da nomi sconosciuti e neanche facilmente verificabili. Piuttosto, si suggerisce di approfondire i dati, leggendo documentazione seria e certificata, come quella per esempio presente sul sito dell’Istituto Superiore di Sanità www.iss.it del Ministero della Salute www.salute.gov.it che certificheranno anche quanto oggi tutti i vaccini siano sottoposti a rigorose sperimentazioni e controlli per garantirne sicurezza ed efficacia.

Infine e non da ultimo, la scelta sulla salute e sulla vita dei bambini è per ogni genitore un pensiero di rilevante importanza, responsabilità e amore. Perciò, sarebbe sempre opportuno e auspicabile parlarne con il medico di fiducia che suggerirà consapevolmente la decisione migliore.

M A R C O T U R B A T I

Consulente sanitario

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