Allarme dagli Usa sui danni della sigaretta elettronica

*CRISTIANA PULCINELLI

L’ultimo allarme arriva dagli Usa sotto forma di un’epidemia a cui è stato dato il nome di “EVALI” (E-cigarette, or Vaping, product use-Associated Lung Injury). Un nome generico (si potrebbe tradurre con “danno polmonare associato all’uso di sigarette elettroniche o vaping”) per una sindrome piuttosto preoccupante che ha causato – fino a fine dicembre 2019 – il ricovero in ospedale di 2.561 persone e 55 morti in tutti e cinquanta gli Stati federali. Tutto è cominciato a luglio scorso, quando i dipartimenti della salute di Wisconsin e Illinois hanno ricevuto la segnalazione di diversi casi di malattia polmonare la cui causa era non chiara ma che sembravano associati all’uso delle sigarette elettroniche o e-cig.
Le e-cig, come noto, sono apparecchi a batteria che, scaldando un liquido al loro interno, permettono di inalare sostanze sotto forma di aerosol. Alcune sembrano delle classiche sigarette, altre somigliano a delle penne o a delle chiavette USB, altre ancora sono formate da un serbatoio più grande a cui è attaccato un bocchino. Hanno invaso il mercato alcuni anni fa e inizialmente sono state accolte con favore come uno strumento per aiutare chi voglia smettere di fumare, perché permettono di mantenere il gesto eliminando però i prodotti della combustione. Anche l’Enciclopedia Treccani si è adeguata alla nuova moda inserendo nel suo vocabolario la parola “svapare”, un neologismo che indica proprio il fumare una sigaretta elettronica.
Tuttavia, ancora si discute del possibile uso della sigaretta elettronica come aiuto per smettere di fumare. Un recente studio inglese, condotto su fumatori che per farlo si erano rivolti al sistema sanitario nazionale della Gran Bretagna, ha mostrato che chi usava le sigarette elettroniche aveva più probabilità di smettere rispetto a chi usava terapie sostitutive a base di nicotina; però, una volta smesso di fumare le sigarette, molti continuavano a svapare mantenendo quindi una dipendenza da nicotina. Anche uno studio francese pubblicato su JAMA Internal Medicine trova un’associazione tra l’uso di sigarette elettroniche e la riduzione o la sospensione del fumo, ma rileva anche che tra
gli ex fumatori iniziare a fumare sigarette elettroniche aumenta il rischio di riprendere a fumare tabacco.

Potenzialmente nocive alcune sostanze inalate
ma serviranno anni per avere studi certi

Accanto ai dubbi sulla utilità delle e-cig, negli ultimi anni sono emersi aspetti potenzialmente più preoccupanti e ci si è chiesto se davvero svapare sia meglio che fumare. Dipende. Sicuramente gli aerosol contengono meno sostanze tossiche rispetto alle settemila individuate nelle sigarette normali, ma non sono innocue. Innanzitutto, la maggior parte delle sigarette elettroniche utilizza nicotina i cui effetti negativi sulla salute, in particolare sul cervello degli adolescenti, sono noti da tempo. Inoltre, tra le sostanze inalate troviamo particolato ultrasottile, sostanze aromatizzanti, composti organici volatili, metalli pesanti: tutte potenzialmente nocive. Ma, dicono gli esperti, per scoprire se sono meno dannose delle sigarette normali ci vorranno ancora anni di studio.
Sicuramente preoccupante è che il consumatore spesso non sa cosa sta inalando: una ricerca ha dimostrato che in liquidi venduti come “non contenenti” nicotina è stata trovata invece proprio la nicotina. E intanto alcuni cominciano a prendere provvedimenti: la Regione Lazio seguendo un “principio di precauzione” ha allertato le Asl, le aziende ospedaliere e tutti i centri accreditati affinché il divieto di fumo nelle strutture del sistema sanitario regionale e nelle aree limitrofe venga esteso anche alle sigarette elettroniche. Del resto, «l’Organizzazione Mondiale della Sanità – ha commentato l’assessore alla Sanità e all’Integrazione socio-sanitaria Alessio D’Amato – ha affermato che i prodotti di ricarica per le sigarette elettroniche non sono privi di rischi e che l’impatto a lungo termine sulla salute e sulla mortalità è ancora sconosciuto».
Ora l’epidemia americana ha aperto un nuovo fronte. I pazienti presentano sintomi respiratori, sintomi generali come febbre e malessere e nell’80 per cento anche problemi gastrointestinali. La maggior parte di loro ha avuto bisogno di ricovero in ospedale e circa un terzo dei pazienti sono stati intubati e sottoposti a ventilazione meccanica. Le indagini hanno mostrato che oltre l’80 per cento delle persone ricoverate aveva svapato prodotti al tetraidrocannabinolo (THC), che è uno dei componenti della cannabis. Ulteriori ricerche, spiegano gli esperti dei CDC (Centers for Disease Control and Prevention) degli Stati Uniti, hanno individuato come possibile responsabile dell’epidemia non il THC in sé, ma la vitamina E acetato, o alfa-tocoferolo acetato, usata come addensante nei liquidi contenenti THC, che se ingerito non dà problemi di salute ma se inalato può interferire con le funzioni polmonari.

Regione Lazio: in tutte le strutture sanitarie
esteso anche alle e-cig il divieto di fumo

Le indagini proseguono. «Al momento – afferma Marco Brunori, professore aggregato di malattie respiratorie presso la Sapienza Università di Roma – non ci sono casi documentati in Italia. I casi segnalati si sono concentrati negli Stati Uniti, con un picco d’incidenza tra i mesi di giugno e settembre 2019. Non è chiaro il motivo di questa distribuzione geografica e di questa stretta finestra temporale in cui si sono verificati la maggior parte dei casi. Una possibile ipotesi è quella che il diffuso uso di sigarette elettroniche che si sta verificando negli USA, e il diffuso uso di prodotti contenenti THC (soprattutto in Stati in cui è stato legalizzato), siano i responsabili della concentrazione di casi di EVALI. Non si può escludere quindi che ci dobbiamo aspettare un’insorgenza di casi anche in Italia, dove l’uso di sigarette elettroniche è attualmente in aumento».
Anche i nostri medici, quindi, si dovranno preparare per individuare questa nuova patologia: «La difficoltà probabilmente sta nel fatto che è poco conosciuta, e quando non si conosce bene una patologia, risulta più difficile individuarla o per lo meno sospettarla. I casi noti fino ad ora sono di persone giovani, per i quali si sia esclusa qualsiasi altra causa di malattia polmonare. L’esame fondamentale da richiedere nel sospetto di questo danno polmonare è la TAC del torace ad alta risoluzione, ma di certo ancor più importante è il dato anamnestico dell’uso di sigaretta elettronica nei novanta giorni precedenti all’inizio della sintomatologia. Pertanto servirà un’attenzione in più da parte di noi medici nell’investigare l’utilizzo di questi prodotti da parte del paziente, così da poter sospettare una possibile EVALI e poter intervenire precocemente». Ma non c’è solo EVALI tra le preoccupazioni per la salute di chi usa e-cig, spiega ancora Brunori: «Sono stati descritti una varietà molto ampia di disturbi respiratori e non, legati all’uso della sigaretta, che vanno da semplici stati infiammatori con una sintomatologia respiratoria piuttosto blanda a quadri severi di insufficienza respiratoria, ARDS (Acute Respiratory Distress Syndrome), e le cosiddette interstiziopatie polmonari. Nei casi più severi è stato necessario un supporto ventilatorio e l’utilizzo dell’intubazione per questi pazienti. Stiamo quindi parlando di un setting di terapia intensiva respiratoria, dove è cruciale fare diagnosi e agire il più velocemente possibile.

Un businness globale in crescita:
oggi 6 miliardi di dollari, nel 2025 ne varrà 50

Intanto negli Stati Uniti i CDC hanno emanato delle linee guida per gli operatori sanitari perché tengano sotto stretta osservazione i pazienti per 48 ore dopo la dimissione dall’ospedale considerando che ci sono stati molti nuovi ricoveri (in alcuni casi seguiti dalla morte del paziente) entro due giorni dal momento in cui i pazienti lasciavano l’ospedale. Inoltre, la FDA, l’agenzia per il controllo delle questioni inerenti farmaci e salute ha annunciato un provvedimento che vieta tutte le cartucce aromatizzate delle sigarette elettroniche (per esempio quelle al gusto di caramella o alla frutta) ad eccezione di quelle al tabacco e al mentolo, per evitare il consumo tra i giovani tra cui sono più diffuse. Si considera infatti che negli States un sedicenne su quattro e il dieci per cento dei dodici-tredicenni usino sigarette elettroniche. Il mercato è ghiotto, secondo uno studio riportato dal Sole 24 Ore, il business globale delle e-cig vale 6 miliardi di dollari, poco rispetto ai 770 miliardi del tabacco globale, ma il dato è in crescita: più 34 per cento nel 2016. E si stima che il fatturato raggiungerà i 50 miliardi di dollari nel 2025.

* giornalista, redattrice di “Scienza e Società”, docente di Comunicazione della scienza

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