In un recente convegno si è affrontato un problema che sempre più viene ad essere considerato in ambito scientifico: la differenza di risposta alle malattie ed alle terapie tra i due sessi.

Da sempre si conoscono malattie che colpiscono maggiormente (o in maniera assoluta) l’uno o l’altro sesso, quando, però, si parla di altre patologie “non classiste” non si è mai valutatala differenza anche di presentazione (sintomatologia, diffusione), di durata della affezione o di risposta terapeutica.

E’ facilmente comprensibile come questi argomenti siano importanti, infatti oggi il medico è già abituato a prescrivere un dato farmaco a dosaggi standard in ogni adulto. E vero che in alcuni casi si cerca di parametrare la dose su alcune specifiche caratteristiche del soggetto (peso, età – gli anziani in genere necessitano di dosaggi inferiori – o stati patologici – in un soggetto con ridotta funzionalità renale, quindi con ridotta capacità di eliminazione dei farmaci, vi è in genere necessità di dosaggi ridotti) ma difficilmente si è compreso che anche in situazioni simili la risposta ai medicinali tra donne e uomini è diversa.

Vediamo alcuni dei principali dati presentati, evitando le aride percentuali:

  • Le donne accusano un dolore cronico (quale ad esempio cefalea, dolori artritici ecc) in percentuale maggiore.
  • I dolori cronici addominali e la colopatia spastica colpiscono più del doppio le donne rispetto al “sesso forte”.
  • Nel campo delle cardiopatie ischemiche la presentazione dell’infarto è differente nelle donne rispetto a quella degli uomini, infatti più frequentemente il dolore presenta irradiazioni atipiche interessando di più il collo, la spalla e le mandibole. Inoltre il rischio di recidiva è più alto nelle donne.
  • In ambito polmonare, a parità di esposizione al fumo, le donne hanno un maggio rischio di sviluppare un tumore.

Adesso veniamo ai farmaci:

  • Un dato di estrema importanza è che le donne rischiano più degli uomini di sviluppare una reazione avversa ai farmaci assunti e questo dato deve essere tenuto in altissima considerazione per vari ordini di fattori: l’estrema diffusione dell’uso di medicinali, la frequente autoprescrizione, l’estrema variabilità (indicata anche sui “bugiardini”- i foglietti illustrativi dei farmaci) degli effetti collaterali.

Qualche vantaggio però esiste:

Gli oppioidi (potenti farmaci antidolorifici usati sia per importanti dolori post operatori o per altri tipi di dolori acuti o cronici) agiscono maggiormente nel “gentil sesso”, quindi la dose può e deve essere ridotta (e certamente così si riducono gli effetti collaterali), inoltre le “nostre compagne” si risvegliano più velocemente dalla anestesia e quindi tale differenza deve essere considerata dagli anestesisti nel post operatorio.

Questi dati iniziali sono solo parte di un progetto più ampio “Medicina, singolare maschile” che verrà a svilupparsi in futuro. E’ facilmente comprensibile il concetto che conoscere le differenti risposte a patologie ed alla loro terapia che consentirà di ottimizzare gli interventi sanitari, il tutto sempre alla ricerca di una medicina “a misura di uomo …e di donna”.

 

Dott. Marco Turbati

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