Più controlli sulle patologie andrologiche

TOMMASO BRANCATO *

L’abolizione del servizio militare obbligatorio e la scomparsa, per motivi di taglio delle risorse, della figura del medico scolastico, ha determinato progressivamente negli ultimi vent’anni una sorta di “buco nero” della sorveglianza e della prevenzione della patologie andrologiche del giovane adulto. Mentre, infatti, le bambine in età puberale sono ormai costantemente istruite ad iniziare un percorso di prevenzione attraverso la consulenza ginecologica periodica, i bambini, una volta raggiunta l’età puberale, vengono lasciati dal pediatra del servizio sanitario nazionale e presi in carico dal medico di Medicina Generale senza che, di solito, siano effettuate visite periodiche di controllo.

È proprio durante questo periodo della vita, in cui si completa nel bambino lo sviluppo puberale e dei caratteri sessuali secondari maschili, che possono insorgere patologie urogenitali quali infezioni delle vie urinarie, da mettere in relazione con i primi rapporti; insorgenza del varicocele; la mancata apertura del prepuzio. Queste patologie, inizialmente non gravi, possono rappresentare l’inizio di problematiche più importanti che si manifesteranno nel corso degli anni successivi potendo evolvere in malattie croniche o infertilità dell’adulto.

Proprio per questo le maggiori società urologiche italiane hanno più volte sollecitato gli organi competenti ad avviare delle campagne di informazione e prevenzione, senza che si siano potute ottenere delle risposte chiare.

Il mancato riconoscimento di una patologia frequente e benigna quale il varicocele, facilmente attuabile con una visita urologica e/o andrologica già dall’età di sedici anni, tramite l’esecuzione di semplici esami diagnostici (spermiocoltura, spermiogramma, ecocolordoppler vasi spermatici), porta in un’alta percentuale di ragazzi ad un progressivo danno testicolare caratterizzato dalla riduzione della fertilità o alla completa infertilità.

I casi di tumore del testicolo stanno aumentando
La diagnosi precoce è cruciale per la terapia

Dato che a causa delle condizioni sociali ed economiche che il Paese sta attraversando, ormai da anni, l’età di concepimento del primo figlio si è progressivamente spostata in avanti per avvicinarsi ai trent’anni, si capisce come il riconoscimento di danni della spermatogenesi che avvenga tardivamente spesso non permetta, anche eseguendo i corretti trattamenti, un completo ripristino della fertilità stessa. Ne consegue un sempre maggiore ricorso alle varie tecniche di fertilizzazione artificiale con importanti problemi psicologici delle coppie coinvolte ed un aumento esponenziale dei costi.

Inoltre, il tumore del testicolo, pur essendo una malattia non frequente, ha manifestato negli ultimi anni importanti tassi di crescita dell’incidenza, probabilmente legata a fattori esterni quali l’inquinamento, l’assunzione di farmaci ad attività ormonale presenti negli alimenti o assunti a scopo sportivo.

La diagnosi precoce rappresenta il momento cardine della terapia e non può prescindere da un controllo urologico e dalla esecuzione di pochi esami ematici e di una ecografia testicolare. La possibilità di giungere ad una diagnosi precoce innalza le percentuali di guarigione del tumore del testicolo nelle varie forme istologiche fino al 95-9 per cento dei casi.

Infine, un approccio clinico psicologico del giovane maschio con un medico esperto, permette da un lato di escludere la presenza di eventuali patologie presenti, di avviare protocolli di controllo nei casi sospetti e di rassicurare i giovani adulti, i quali vivono oggi il loro sviluppo e la loro sessualità non come una meravigliosa scoperta ma come un angosciante problema. È opportuno quindi che tutti i soggetti coinvolti (famiglie, pazienti, medici di Medicina Generale, medici assicurativi, specialisti) collaborino per riportare questo importante tema alla attenzione che gli è dovuta.

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* Direttore Urologia Rome American Hospital