Esami, diagnosi, terapie per extrasistoli e aritmie

MARCO TURBATI*

Tra le cause più frequenti di ricorso alla visita medica e, in particolare, al consulto con uno specialista cardiologo, vi sono certamente la sensazione di una o più extrasistoli. Ma cosa sono, come si presentano, quali siano le cause, come è necessario curarle e a quali rischi espongono?
Iniziamo con ordine. Il nostro cuore è attivo 24 ore su 24 e batte con regolarità a frequenze diverse variabili da circa 60 a 90 battiti al minuto, ovviamente in condizioni di riposo; la frequenza può incrementarsi in relazione allo sforzo, all’emotività, all’uso di caffè, sigarette, ecc. o per specifiche patologie, ad esempio alterazioni tiroidee, sempre però mantenendo un’attività ritmica (cioè con la distanza costante tra il battito precedente e quello successivo uguale). Discorso diverso è quando percepiamo un “battito mancante” o un “battito più intenso”, oppure una sorta di “tonfo” al torace in corrispondenza del cuore, un “vuoto”, un “tuffo” al cuore. In certi casi, i pazienti avvertono una sorta di “battito d’ali”, uno “sfarfallio in mezzo al petto” (una situazione di ripetute extrasistoli in serie). In questo caso si parla di aritmia (le extrasistoli sono un forma specifica di aritmia).
Senza voler entrare su considerazioni fisiopatologiche ultraspecialistiche, possiamo dire, in tali casi, che il normale “percorso elettrico” che guida la funzione del cuore ha una fugace e momentanea alterazione. Come precedentemente indicato, le cause possono essere le più varie, ma basilare è sapere che la maggior parte delle extrasistoli compaiono in cuore sano e spesso non sono correlate a cause cardiache bensì sono sintomatiche di altri problemi. Cercando di creare una classificazione eziologica si potrebbero indicare:

  • extrasistoli gastrogene legate a uno spiccato meteorismo, a problematiche gastritiche o di reflusso gastroesofageo
  • extrasistoli correlate a calcolosi colecistica, o a situazioni di ipertiroidismo
  • extrasistoli iatrogene, cioè legate a farmaci assunti, come i broncodilatatori usati nell’asma o i sostituti degli ormoni tiroidei, o ad “intossicazioni voluttuarie” per abuso di caffè o sigarette

Una delle cause estremamente frequenti è l’emotività che incrementa, se pur di poco, la possibilità di extrasistoli e rende il soggetto più “attento” a tali eventi. Ovviamente le cause di extrasistoli possono essere anche legate a problematiche cardiovascolari come l’ipertensione arteriosa, le valvulopatie o le alterazioni del sistema di conduzione del cuore.
Di fronte al presentarsi in modo frequente di tale fenomeno il cardiologo dovrà rispondere a una serie di quesiti: il soggetto presenta realmente extrasistoli? Di che tipo? Con che frequenza? E se vi siano cause scatenati che possano motivare l’alterazione. Per raggiungere tale obiettivo, dopo una attenta anamnesi e una visita clinica completa, il cardiologo può avvalersi di una serie di esami strumentali quali:

  • elettrocardiogramma
  • monitoraggio elettrocardiografico delle 24 ore
  • esame ecocardiografico
  • test da sforzo

In caso di ulteriori dubbi, il cardiologo potrà approfondire la ricerca anche con altre indagini. Se verrà, o meno, individuata la causa, esistono vari approcci: ridurre i più frequenti fattori scatenanti (caffeina, nicotina, bevande, farmaci o sport eccessivo) potrà sicuramente risultare utile e talvolta indispensabile per diminuire la frequenza o risolvere il problema. Molti pazienti traggono, infatti, grande beneficio da interventi sullo stile di vita, con una dieta sana e leggera, una regolare pratica di attività fisica non eccessivamente intensa, il recupero e il mantenimento del peso forma.

Anche le tecniche di rilassamento (yoga, pilates, training autogeno) possono essere utili nelle forme più lievi. Se tali modifiche nello stile di vita non ottengono i risultati voluti, il cardiologo può prescrivere farmaci come blandi ansiolitici o specifici cardiovascolari (come i beta bloccanti o gli antiaritmici).

Quando non sia possibile raggiungere un risultato soddisfacente attraverso i farmaci, o se risultasse necessario trattare la cardiopatia sottostante, si prendono in considerazione interventi più invasivi:

  • coronarografia
  • sostituzione valvolare
  • ablazione a radiofrequenza
  • impianto di pacemaker

Ma quanto detto sino a qui indica che, come sempre, per affrontare qualunque problematica sanitaria è necessario formulare preventivamente la diagnosi, perché spesso il problema non è organico o comunque potrebbe risultare facilmente risolvibile. Qualora, invece, vi fosse una problematica più specifica, oggi la medicina mette a disposizione un’ampia serie di possibilità per la soluzione dei problemi.

Quindi, non spaventiamoci per “un battito anomalo” ma affrontiamolo per risolverlo serenamente

* Cardiologo, consulente scientifico Qu.A.S.

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