Come affrontare con fiducia ogni tipo di patologia

*MARCO TURBATI

La prostata è una ghiandola della forma di una castagna pesante circa 15-20 grammi, della grandezza di circa 4 centimetri per 3, posta attorno all’uretra maschile. La sua funzione è essenziale nella riproduzione umana e subisce nel corso della vita una evoluzione in relazione alle variazioni ormonali. Può presentare alcune patologie, da quelle infiammatorie (prostatite) a quelle neoplastiche benigne (adenoma prostatico o ipertrofia prostatica benigna, IPB) o maligne (adenocarcinoma prostatico). Mentre le prime due forme (l’infiammazione e la IPB )sono estremamente frequenti – basti pensare che la IPB interessa il 46% dei soggetti nella fascia di età tra i 50 ed i 60 anni, sale al 69% tra i 61 ed i 70 anni per raggiungere il 78% tra i 71 e gli 80 anni e l’82% oltre gli 80 anni – il carcinoma prostatico, pur rappresentando circa il 20% di tutti i tumori diagnosticati nell’uomo, ha un rischio di esito infausto basso, soprattutto se diagnosticato in tempo, e spesso la diagnosi viene posta ma non è quella patologia che conduce al decesso.
Parlando di fattori di rischio, certamente il più importante è l’età: le possibilità di ammalarsi sono molto scarse prima dei quarant’anni, ma aumentano sensibilmente dopo i cinquanta e circa due tumori su tre sono diagnosticati in persone con più di sessantacinque anni. I ricercatori hanno dimostrato che circa il 70% degli uomini oltre gli ottant’anni ha un tumore della prostata, anche se nella maggior parte dei casi la malattia non dà segni di sé. Un altro fattore non trascurabile è senza dubbio la familiarità: il rischio di ammalarsi è pari al doppio per chi ha un parente consanguineo (padre, fratello, eccetera) con la malattia rispetto a chi non ha nessun caso in famiglia. Anche la presenza di mutazioni in alcuni geni come BRCA1 e BRCA2, già coinvolti nell’insorgenza di tumori di seno e ovaio, o del gene HPC1, può aumentare il rischio di cancro alla prostata. La probabilità di ammalarsi potrebbe essere legata, inoltre, ad alti livelli di ormoni come il testosterone, che favorisce la crescita delle cellule prostatiche, e l’ormone IGF1, simile all’insulina ma che lavora sulla crescita delle cellule e non sul metabolismo degli zuccheri.

Età, familiarità e stile di vita contano, ma sono
decisivi gli esami di laboratorio e per immagini

Non meno importanti sono i fattori di rischio legati allo stile di vita: dieta ricca di grassi saturi, obesità e mancanza di esercizio fisico sono solo alcune delle caratteristiche e delle abitudini poco salubri, sempre più diffuse nel mondo occidentale, che possono favorire lo sviluppo e la crescita del tumore della prostata. Si comprende quindi la necessità di una diagnosi precoce sia per evitare i danni creati dalla IPB che, ripetiamo, non è patologia maligna ma può pesantemente influenzare la qualità di vita, sia per la individuazione di un adenocarcinoma. Come in tutte le altre patologie, la valutazione parte da un’accurata anamnesi mirata alla presenza di eventuali disturbi (quali la difficoltà nella minzione, l’ipovalidità del mitto, l’urgenza minzionale, la necessità di urinare di notte) più evidenti nella IPB, seguiti da una visita dello specialista urologo. Oggi, però, è sempre più necessario rivolgersi al supporto della diagnostica strumentale, sia come esami di laboratorio sia come diagnostica specialistica.
Riguardo alla diagnostica di laboratorio, oltre al classico esame del PSA (antigene prostatico specifico) – attenzione però che il risultato può anche essere alterato da alcune situazioni quali, ad esempio, una bella passeggiata in bicicletta la sera prima oppure una visita urologica effettuata il giorno prima del prelievo – la ricerca ha individuato altri parametri rilevanti, pur se ancora valutati con non completa concordanza di giudizio tra gli esperti, quali il PCA3, esame delle urine che sembra poter affiancare il medico nella diagnosi del cancro alla prostata e in particolare può essere utile per decidere se sia necessaria una biopsia prostatica; o l’applicazione di un algoritmo diagnostico quale l‘IXIP, nuovo indice diagnostico che fornisce la probabilità di cancro alla prostata.
Riguardo alla diagnostica per immagini, punto cardine è sempre l’ecografia prostatico vescicale (attuabile sia classicamente per via sovrapubica che per via transrettale). Ma per una valutazione più approfondita, specie in caso di situazioni non totalmente chiarite, lo specialista può richiedere la risonanza magnetica multiparametrica che consente di meglio individuare le aree sospette da sottoporre alla biopsia. Infatti, in caso di sospetta area evidenziata da esami precedenti, l’esame bioptico consente di studiare un frammento di tessuto per comprendere l’eventuale malignità, o meno, del reperto. Con l’obiettivo di effettuare biopsie in numero ridotto e con risultati migliori, sempre più strutture utilizzano la metodica di biopsia prostatica con tecnica FUSION. Tale metodica consente di “fondere” i dati raccolti con la metodica multiparametrica con quanto individuato con l’ecografia e quindi di effettuare le biopsie solo nelle aree con alto sospetto.

Sono in continua evoluzione le tecniche di cura
e lo specialista ha a disposizione valide opzioni

Per quanto invece attiene alla terapia, anche qui abbiamo una continua evoluzione delle tecniche: infatti lo specialista può decidere, a secondo della patologia presente e delle situazioni cliniche concomitanti, quale approccio attuare. Nel caso di IPB può consigliare solo la terapia medica oppure la terapia chirurgica meno aggressiva, come ad esempio la terapia transuretrale (TURP), eventualmente con l’uso dell’energia termica TUMT o con l’uso dell’energia laser TULEP o HOLEP.
Nel caso di neoplasia maligna, viceversa, l’intervento negli ultimi anni si è avvalso della tecnica robot assistita con cui si è raggiunto un elevatissimo livello di precisione, che consente di evitare in massima parte le complicanze ed i problemi che possono residuare dopo un intervento effettuato con tecnica classica. In caso si decidesse di non effettuare la tecnica chirurgica può essere anche proposta la radioterapia con una specifica tecnica, la brachiterapia, che con l’applicazione locale di “aghi” radioattivi consente, in specifiche indicazioni, di risolvere il problema.
Come indicato quindi in questo breve escursus sulle problematiche legate alla prostata, è sempre necessario rivolgersi al proprio medico curante, anche prima dell’insorgenza dei sintomi, per poter individuare eventuali patologie in fase precoce, certi che oggi le potenzialità diagnostiche e terapeutiche consentono di affrontare con ottimi risultati qualunque problema che possa affliggere la prostata.

*medico competente, consulente scientifico Quas

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