Come prevenire e intervenire dopo gli “anta”

INTERVISTA A FRANCO BANDELLO

Arrivati agli “anta” i nostri occhi vanno incontro a un processo fisiologico di invecchiamento che si manifesta con diversi disturbi. Ne abbiamo parlato con il professor Francesco Bandello, primario di oculistica all’IRCCS Ospedale San Raffaele e ordinario di oftalmologia all’Università Vita – Salute San Raffaele. Colpisce fino al 35 per cento degli italiani che hanno superato i cinquant’anni ed è tra i disturbi più ignorati e sottovalutati, nonostante abbia un forte impatto sulle attività sociali e lavorative: la sindrome dell’occhio secco è un’alterazione del sistema di lubrificazione dell’occhio, che può interessare sia la quantità sia la qualità del film lacrimale. Uno dei sintomi più frequenti è la sensazione di tante punture di spillo al risveglio mattutino: «Questo accade perché le palpebre, che durante il sonno sono rimaste molto aderenti al bulbo oculare, a causa della secchezza dell’occhio, al primo movimento del mattino si staccano bruscamente, determinando quasi uno strappo. L’oculista potrà risolvere il problema consigliando al paziente lacrime artificiali che possano mantenere l’occhio inumidito, evitandone l’essiccazione e limitando il rischio di infezioni. Ma la sindrome dell’occhio secco non è da sottovalutare: vi sono farmaci che possono peggiorare la condizione, oppure la stessa sindrome può anche essere la spia di altre problematiche più complesse, come malattie autoimmuni o come la celiachia», spiega Bandello.

Diffuse soprattutto dopo i cinquantacinque anni sono le cosiddette mosche volanti o miodesopsie, che si manifestano come dei puntini neri o piccoli filamenti che galleggiano nel nostro campo visivo. Ascoltiamo ancora il professore: «È un fenomeno dovuto a un mutamento della struttura del vitreo che perde la propria trasparenza presentando impurità, come piccoli aggregati o corpuscoli vitreali, le cui ombre sono proiettate sulla retina. Le cause possono essere diverse: una miopia molto forte, colesterolo elevato, oppure traumi alla testa che possono causare la rottura del vitreo; anche una scarsa idratazione può essere causa della comparsa delle mosche volanti». Perciò, «qualora i puntini neri si associno a flash luminosi, è fondamentale rivolgersi a un oculista perché potrebbe essere il sintomo di un possibile distacco della retina. In generale tuttavia si tratta di un disturbo per cui non esistono terapie, tuttavia vi sono alcuni accorgimenti da adottare. Come idratarsi spesso, proteggere gli occhi utilizzando gli occhiali da sole. A volte anche assumere degli integratori può aiutare a ripristinare un certo equilibrio del vitreo».

Anche le strutture che compongono gli occhi, così come tutte le parti dell’organismo, subiscono gli effetti dell’invecchiamento. Tra queste troviamo sicuramente il cristallino, la lente naturale collocata tra iride e corpo vitreo, che ha la funzione di mettere a fuoco le immagini sulla retina. «Con il passare degli anni la nostra lente naturale, perde la sua elasticità. Parliamo quindi di presbiopia, quando perdiamo gradualmente e in modo progressivo e irreversibile la capacità di mettere a fuoco gli oggetti da vicino. Le persone che perdono tale capacità, cioè la quasi totalità della popolazione dopo i quarantacinque anni, non riuscendo a leggere da vicino, per mettere perfettamente a fuoco
un oggetto lo allontanano, oltre la lunghezza delle proprie braccia». I segnali più comuni della presbiopia sono un “appannamento” della vista e un senso di stanchezza oculare, soprattutto durante la lettura e altre attività svolte a distanza ravvicinata. «La presbiopia compare anche in occhiali con lenti differenti a seconda delle esigenze del paziente. Oggi infatti esistono tre tipi di lenti: monofocali, che permettono di vedere bene solo da vicino; bifocali, che sono costituite da due parti, una superiore “neutra”, cioè senza correzione, oppure deputata alla correzione della visione per lontano, e una parte inferiore deputata alla correzione della visione per vicino; lenti multifocali o progressive che hanno un potere refrattivo che varia dalla porzione superiore e centrale della lente a quella inferiore e consentono di vedere bene a più distanze».

Anche la cataratta è un processo di invecchiamento cui va incontro il cristallino, con il passare degli anni, che si indurisce e opacizza. Nelle fasi iniziali, la persona non riesce a mettere a fuoco gli oggetti, vede in maniera poco nitida e poco definita, soprattutto in determinate condizioni di luce. Con il tempo poi i raggi del sole di giorno e le luci delle macchine la sera diventano sempre più fastidiosi e si verifica una diminuzione dell’acuità visiva. Afferma Bandello: «Quando la visione diventa insufficiente, l’unica soluzione è l’intervento chirurgico di sostituzione del cristallino. Oggi, in genere, si utilizza una tecnica nota come facoemulsificazione, che prevede tre fasi: la frantumazione del cristallino attraverso l’emissione di ultrasuoni; l’aspirazione dei frammenti di cristallino; l’impianto di una piccola lente artificiale (IOL) che sostituisce il cristallino naturale».

I consigli di Francesco Bandello, primario oculista e docente all’Università Vita – Salute San Raffaele

Esiste invece una malattia dell’occhio che procede silenziosamente senza dare sintomi, in quanto il restringimento del campo visivo è talmente progressivo da passare inosservato al paziente: così, quando si ha percezione del sintomo, la malattia purtroppo è già in uno stadio avanzato: si tratta del glaucoma, considerata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità la seconda causa di cecità irreversibile. «È causata dall’aumento della pressione all’interno dell’occhio. In condizioni normali, l’umor acqueo, uno dei liquidi contenuti all’interno dell’occhio, viene continuamente prodotto e riassorbito. Ma in caso di glaucoma, non riesce a defluire e si accumula nell’occhio, provocando un aumento della pressione interna che supera la soglia limite (20 millimetri di mercurio mmHg) e provoca una compromissione del nervo ottico, con conseguente progressiva riduzione del campo visivo». Le cause della malattia possono essere diverse: familiarità, altri disturbi dell’occhio (come infiammazioni interne, difetti elevati della vista, trombosi dei vasi retinici, cataratte), alcune malattie sistemiche, quali il diabete e l’ipertensione, forti traumi nella zona oculare, oppure abuso di alcuni farmaci, come il cortisone. Poiché si tratta di una malattia silenziosa, è importante sottoporsi a una visita annuale di controllo passata la soglia dei 40-45 anni. «Una volta accertata la malattia, le cure cambiano in base al tipo di glaucoma e alla gravità. Quando la cura farmacologica non riesce a raggiungere un target pressorio adeguato, occorre optare per la soluzione chirurgica. Si può utilizzare il laser per allargare i canali da cui defluisce l’umore acqueo o, con la chirurgia tradizionale, si può creare una comunicazione tra la sclera e l’interno dell’occhio, in modo da favorire la filtrazione dell’umore acqueo e la conseguente riduzione della pressione intraoculare», conclude l’oculista.

Infine, un’altra malattia diffusa e progressiva che può colpire le persone in età avanzata è la degenerazione maculare senile (DMLE). Considerata la prima causa di cecità nei paesi occidentali, è una malattia cronica che provoca il progressivo deterioramento della macula, la porzione centrale della retina, a livello della quale si concentra il maggior numero di recettori visivi. «In particolare – specifica Bandello – accade che le nostre cellule retiniche degenerano a causa di processi di tipo infiammatorio o ischemico, per cui si accumulano materiali di scarto a livello retinico. Esistono due forme di DMLE: la forma secca e la forma umida. La prima è caratterizzata dall’accumulo di materiale di deposito nella retina, che si assottiglia nella parte centrale e infine si atrofizza. Per questa oggi non ci sono terapie efficaci. Nella forma umida, più grave e meno frequente, invece, piccoli vasi sanguigni non funzionano correttamente, trasudano liquidi o si rompono causando emorragie nella retina. L’evento ultimo è la formazione di una cicatrice in corrispondenza di dove si sono formati i neovasi», spiega il professore. «Inizialmente, la persona vede delle immagini distorte, fa fatica a leggere e a svolgere attività a distanza ravvicinata, perde brillantezza dei colori, e fa fatica a cogliere i piccoli dettagli. A lungo andare le immagini diventano ondulate, gli oggetti appaiono
deformati o rimpiccioliti e le aree sfuocate diventano vere e proprie macchie scure immobili nel campo visivo. Vi è però una differenza tra la forma “secca” e quella “umida”: nel primo caso la perdita della visione centrale avviene lentamente e progressivamente, nel secondo caso, interviene in un periodo più breve». Per la degenerazione maculare umida oggi esistono diversi approcci terapeutici: dalla fotocoagulazione laser alla terapia fotodinamica e le iniezioni di farmaci antiangiogenici. «L’importante è rivolgersi a un centro di riferimento con esperienza che possa trovare la terapia più adatta per ogni singolo paziente».

La malattia è più frequente negli uomini e tra i fattori di rischio ci sono la predisposizione genetica, il fumo di sigaretta (che aumenta da due a quattro volte il rischio di contrarla), l’abuso di alcol, una dieta povera di vitamine e antiossidanti, l’esposizione prolungata e ripetuta al sole senza adeguata protezione. «I raggi solari stimolano la produzione di radicali liberi nell’occhio e aumentano il rischio di sviluppare un processo degenerativo; anche l’ipertensione, il diabete e l’aterosclerosi, possono provocare danni alle pareti delle arterie della retina, favorendo la comparsa della degenerazione maculare», conferma Bandello.

SCARICA L'ESTRATTO