Scopi e pregi di un’antica terapia sempre attuale

MARCO TURBATI *

Quest’anno, secondo alcuni giornali, gli italiani hanno cambiato, almeno in parte, le abitudini sui luoghi di villeggiatura. Sono diminuiti i viaggi all’estero, aumentati i soggiorni nelle città d’arte e nelle località termali. Nel nostro Paese le aree termali sono molto diffuse, in quasi tutte le regioni sono presenti centri più o meno famosi ove è possibile “passare le acque”, come veniva detto un tempo. Già, ma quali sono i benefici dimostrati dal termalismo e quali forme di cure termali esistono? Non è certo possibile rispondere qui in modo esaustivo a queste e altre domande che vengono spesso poste. Cercheremo comunque di fornire qualche chiarimento, eventualmente
rimandando ad un nuovo articolo ulteriori approfondimenti.

L’acqua non è solo il costituente corporeo prevalente (il corpo di un adulto è composto da acqua per il 60%) ma anche oggetto simbolico, valore culturale. Alle fonti sono ancora legati i pellegrinaggi di cura, fenomeni di culto legati a figure sante o divine, al soggiorno termale si accompagna, oggi più che mai, la ricerca del benessere psichico e spirituale. Ancora oggi, pur nell’utilizzo termale più moderno e scientifico, non è possibile scindere, o per meglio dire “sezionare”, l’intervento medicotecnico dall’approccio spirituale. Il termalismo mantiene, pur nell’impostazione medico-scientifica più rigorosa, un indirizzo di approccio globale all’uomo, laddove altre branche della medicina hanno separato la mente dal corpo, forse soffocate da un’aspirazione troppo pressante al progresso tecnologico. Ippocrate, in quello che può essere considerato il primo trattato di medicina della storia, il Corpus Hippocraticum, dedica ampie parti allo studio delle acque in senso decisamente scientifico ed attuale: caratteri chimici, organolettici, problemi igienici, uso dei bagni in varie malattie, effetti del bagno caldo e freddo sull’organismo umano. Non furono ovviamente trattate dall’illustre medico le azioni terapeutiche legate alle caratteristiche chimiche delle acque, anche se sappiamo che all’epoca alcune sorgenti, ad esempio quelle solfuree, erano ben note alle popolazioni dei luoghi
in cui sgorgavano per alcuni effetti terapeutici ben precisi, quali l’attenuazione dei dolori muscolari ed articolari e l’azione risanante sulle patologie della pelle.

Tra i Romani il fenomeno termale conobbe un enorme sviluppo che coinvolse in modo evidente l’edilizia e accrebbe soprattutto il significato igienico del bagno con connotazioni di ordine sociale e culturale. Agli inizi dell’era repubblicana si effettuavano bagni all’aperto ed in acqua fredda, ma ben presto molte case romane adibirono una stanza al bagno, dapprima sempre freddo, in seguito riscaldato e sempre più ricco di locali destinati ad usi complementari (sauna, massaggio, relax).

I primi stabilimenti termali pubblici erano piccoli e semplici. Durante l’impero sorsero i grandiosi edifici termali di cui ammiriamo ancora le vestigia e che rappresentarono, per l’epoca, una istituzione sociale a tutti gli effetti. Le terme erano aperte a tutti: i Romani le frequentavano si può dire quotidianamente ed indipendentemente dal ceto sociale. Se consideriamo la terapia idrica in senso stretto, si sottoponevano a quella che oggi si può definire “stimoloterapia aspecifica”, legata cioè solo agli effetti fisici del bagno in acqua: calore, pressione idrostatica e galleggiamento, sfruttando piscine ed ambienti a diversa gradazione di calore. Si operava una stimolazione energica di alcune funzioni organiche (respiro, funzione cardiaca, ritorno venoso, sudorazione ecc.) che ancora oggi è studiata ed attuata per le sue possibilità terapeutiche soprattutto preventive e riabilitative.

La “cultura termale” dell’epoca imperiale portò in seguito Roma a sfruttare le sorgenti anche per usi terapeutici specifici. Tra i primi esempi le Acque Albule di Tivoli, per le quali venne edificato un grandioso stabilimento circondato da ville della classe agiata e meta di soggiorni di villeggiatura. Nel Medio Evo, mentre l’uso del bagno come pratica igienica va scomparendo ed il suo antico valore sociale ed edonistico viene messo al bando, si assiste alla nascita dell’idrologia con fisionomia di pratica terapeutica. In gran parte su credenze ed osservazioni popolari, ma con spirito empirico encomiabile, vengono indagati i meccanismi d’azione delle varie acque e si attribuiscono loro effetti specifici diversi. Le acque solfuree vengono raccomandate per le malattie della pelle e le salsobromoiodiche per la sterilità femminile, ciò che è confermato anche ai nostri giorni. Si amplia, inoltre, il campo delle metodiche: accanto al bagno e alla bibita compaiono le inalazioni di vapori, le terapie inalatorie e sudatorie in grotte naturali nelle quali scaturiscono sorgenti termali e l’applicazione di fanghi.

Nei periodi successivi, anche per merito di molti studiosi, si sono sempre più definite le indicazioni e le caratteristiche delle terapie termali. Ai nostri giorni la medicina termale è una scienza che utilizza, al pari di ogni altra disciplina medica, presidi diagnostici e terapeutici resi disponibili dal progresso tecnologico e delle conoscenze e che promuove e sviluppa la ricerca scientifica. Questo approccio rigoroso è dettato dalla volontà e dalla necessità di sfruttare appieno le proprietà terapeutiche del patrimonio idrominerale. Ad oggi le patologie per cui esiste un riconoscimento (anche del Servizio sanitario nazionale) della utilità delle terapie termali sono:

malattie otorinolaringoiatriche e delle vie respiratorie
– rinopatia vasomotoria
– bronchite cronica semplice accompagnata a componente ostruttiva
• malattie cardiovascolari
– postumi di flebopatie di tipo cronico
• malattie ginecologiche
– sclerosi dolorosa del connettivo pelvico di natura cicatriziale e involutiva
– leucorrea persistente da vaginiti croniche aspecifiche e distrofiche
• malattie dell’apparato urinario
– calcolosi delle vie urinarie e sue recidive
• malattie del ricambio
– iperuricemia, gotta
• malattie dell’apparato gastroenterico
– dispepsia di origine gastroenterica e biliare
– sindrome dell’intestino irritabile nella varietà con stipsi
• malattie reumatiche
– osteoartrosi ed altre forme degenerative
– reumatismi extra-articolari
• malattie dermatologiche
– psoriasi
– dermatite seborroica ricorrente

La terapia di cui si può fruire nelle stazioni termali si definisce “crenoterapia” (dal greco crené, sorgente). Se ne distinguono essenzialmente due tipi:

  • crenoterapia interna: idropinoterapia (somministrazione di acqua minerale per bibita), irrigazioni, inalazioni, insufflazioni, politzer crenoterapico
  • crenoterapia esterna: balneoterapia, antroterapia (grotte), peloidoterapia (fanghi)

Vi è inoltre la talassoterapia, una metodica terapeutica che sfrutta l’azione sinergica di fattori ambientali e climatici, clima marino, elioterapia e fattori “crenoterapici”, psammatoterapia (sabbiature), balneoterapia con acqua di mare, ecc.

Classicamente, le azioni biologiche delle acque minerali vengono suddivise in specifiche ed aspecifiche che a loro volta possono esplicarsi a livello locale e/o generale. Possiamo così avere: un’azione generale, aspecifica o specifica; e un’azione locale, anche questa aspecifica o specifica. L’azione generale comporta una risposta di tutto l’organismo che può anche avere valenza terapeutica. Per azione locale si intende l’effetto biologico diretto sulla regione anatomica di applicazione. L’azione specifica è quella propria di ogni tipo di acqua minerale, legata alla sua peculiare composizione chimica. L’azione aspecifica dipende dalle caratteristiche fisiche del mezzo termale utilizzato, è comune a tutte le acque ed è spesso in relazione con la metodica di applicazione. L’azione locale e l’azione generale spesso non sono nettamente distinguibili, soprattutto per le risposte riflesse che ogni stimolo è in grado di provocare. Queste possono avvenire anche indipendentemente dall’estensione e dalle modalità di applicazione del mezzo termale: l’antroterapia dà risposte locali, così come una fangoterapia ad un arto può provocare risposta consensuale (ad esempio iperemizzante) all’arto controlaterale e sudorazione generalizzata.

Anche tra le azioni specifiche e le aspecifiche spesso non esistono netti caratteri di demarcazione, tuttavia le distinzioni fatte inizialmente sono utili per comprendere l’argomento.

La conoscenza delle modalità d’azione del mezzo idrominerale sulle patologie è di fondamentale importanza per l’impiego in terapia, in quanto concorre a stabilire il campo di impiego, a mirare la prescrizione, a prevedere gli effetti collaterali ed a stabilire le controindicazioni. L’azione specifica dipende dalle caratteristiche proprie delle acque (ad esempio, le acque solfureee hanno spiccata azione su malattie della pelle, su quelle dell’apparato respiratorio per l’azione fluidificante sulle secrezioni o sulla funzione digestiva ed in particolare epatica; le acque salsobromoiodiche hanno azione antinfiammatoria e stimolante il sistema immunitario e così per ogni tipo di acqua).

Le acque, però, sono spesso utilizzate non solo come “bibita” bensì in altre formulazioni come ad esempio fanghi, bagni ecc. Le proprietà terapeutiche quindi vengono ad essere modificate o incrementate (oltre agli effetti specifici delle sostanze presenti nelle acque) da altri parametri: il calore, l’umidificazione, il galleggiamento, l’azione osmotica, l’effetto di lavaggio ecc.

Il calore è forse la principale proprietà fisica impiegata nelle terapie con acque minerali. Infatti i termini “termico e termale” derivano entrambi dal greco thermè, che significa calore; inoltre sono spesso utilizzati come sinonimi. Le metodiche con le quali viene più frequentemente applicato il calore emesso dal mezzo idrominerale sono:

  • la peloidoterapia (i fanghi)
  • la balneoterapia (di qualsiasi tipo, dal bagno in vasca singola alla riabilitazione in acqua)
  • l’inalazione caldo-umida
  • l’idropinoterapia (bibita; molte acque vengono assunte previo riscaldamento)
  • le irrigazioni
  • l’antroterapia (il soggiorno nelle grotte)

Le azioni terapeutiche per le quali il calore più frequentemente viene utilizzato sono: l’aumento dell’estensibilità del tessuto collageno, la riduzione della rigidità articolare, l’effetto analgesico, la riduzione dello spasmo muscolare, l’aumento del flusso di sangue, la riduzione degli infiltrati infiammatori, dell’edema e degli essudati.

Ciò indicato, ben si capisce quante e quali possano essere le indicazioni della terapia termale, sia al livello dell’apparato respiratorio che osteoarticolare, per quanto riguarda certi tipi di terme, o disturbi del metabolismo o dell’apparato gastrointestinale, per altri luoghi termali e altre modalità di terapia. Bisogna comunque ricordare che le cure termali sono “terapie” e quindi per ottenerne il massimo giovamento (evitando gli effetti collaterali che possono essere presenti) è necessario, come in tutte le altre forme di terapia, porre prima una diagnosi precisa e successivamente “ritagliare” su ogni soggetto la giusta terapia (intendendo con ciò sia il tipo che la qualità del mezzo idrotermale). Tale compito è certamente del medico, particolarmente se specialista in idroterapia, ed è a lui che è
doveroso rivolgersi per ottenere i giusti consigli per fruire al meglio del periodo di cure.

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* cardiologo, consulente scientifico Qu.A.S.