Mortalità, patologie e costi sociali allarmanti

CRISTIANA PULCINELLI *

La sedentarietà fa male. E non fa male solo all’individuo che si muove poco, ma anche alla collettività che deve sostenere i costi delle conseguenze di questo stile di vita sbagliato. Un nuovo studio pubblicato sulla rivista medica inglese British Medical Journal ce ne dà una dimostrazione. I ricercatori hanno visto infatti che stare seduti più di sei ore al giorno causa ogni anno circa 70.000 morti nel Regno Unito, ma anche un costo per il servizio sanitario nazionale di quasi 800 milioni di euro. In particolare, hanno calcolato la spesa che nel 2016-2017 il sistema britannico ha dovuto sostenere per curare la quota di cittadini affetti da una o più delle cinque patologie dovuta al poco movimento fisico: 485 milioni di euro se ne sono andati per le cure delle malattie cardiovascolari, 315 per il diabete di tipo due, 33 per il cancro del colon, 21 per quello del polmone e quasi 8 milioni di euro per il cancro dell’endometrio.

Dati simili per l’Italia erano stati riportati in un recente rapporto realizzato dall’Istituto superiore di sanità, dal ministero della Salute e dal Coni (novembre 2018). In quel caso non si parlava in modo specifico dello stare seduti, ma più generalmente della mancanza di attività fisica adeguata che si riteneva fosse responsabile del 14,6 per cento di tutte le morti in Italia, pari a circa 88.200 casi all’anno, e di una spesa in termini di costi diretti sanitari di 1,6 miliardi di euro annui per le quattro patologie maggiormente imputabili ad essa (tumore della mammella e del colon-retto, diabete di tipo due, coronaropatia).

Anche l’Organizzazione mondiale della sanità si è occupata più volte del problema, sostenendo che un’attività fisica insufficiente è una delle principali cause di mortalità nel mondo. Secondo l’Oms, per attività fisica si deve intendere un movimento del corpo che richiede una spesa energetica; quindi non solo l’esercizio in palestra, ma anche le attività che si intraprendono, ad esempio, giocando in strada, spostandosi a piedi o in bicicletta per andare al lavoro o salendo le scale. Ebbene, tutto considerato, si calcola che circa il 23 per cento degli adulti al di sopra dei diciotto anni non siano sufficientemente attivi. Nei paesi ricchi questa percentuale sale al 26 per cento per gli uomini e addirittura al 35 per le donne. Il dato più grave è che le persone che si muovono poco vedono aumentare il rischio di morte del 20-30 per cento, sempre secondo le stime dell’Oms.

Tra i ragazzi della fascia di età 11-17 anni su cento 81 sono obesi e 35-40 sovrappeso

Anche per gli adolescenti e i preadolescenti le percentuali fornite dall’Organizzazione mondiale della sanità sono preoccupanti: nel mondo su cento ragazzi tra gli undici e i diciassette anni, ben 81 si muovono troppo poco. «Il movimento è un elemento essenziale per gli esseri viventi come lo sono il mangiare, il bere, il dormire – spiega Attilio Turchetta, responsabile di medicina dello sport presso l’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma – e ha un ruolo importante nello sviluppo dell’apparato vascolare, respiratorio, scheletrico. La sedentarietà presenta diversi svantaggi, il primo dei quali è sicuramente il fatto che si associa all’obesità. Da qualche anno in Italia assistiamo a un incremento del peso dei giovani tra gli 11 e i 17 anni. I nostri ragazzi sono per il 35-40 per cento sovrappeso e per il 20 obesi». Ma il numero dei bambini e degli adolescenti in sovrappeso oppure obesi è in aumento in tutti i paesi europei. Le conseguenze dell’eccesso di peso nei ragazzi sono note: aumento del rischio di sviluppare diabete di tipo due, ipertensione, apnee notturne e malattie cardiovascolari, senza contare i problemi comportamentali ed emotivi che tale condizione comporta. E quattro su cinque degli obesi continuano ad avere problemi di peso nell’età adulta.
Il fenomeno del peso in eccesso è correlato in Italia anche all’abbandono dell’attività sportiva: «Nel nostro Paese – prosegue Turchetta – quasi il cinquanta per cento dei giovani tra i quattordici e i sedici anni smette di fare sport, fenomeno che è più elevato tra le femmine che tra i maschi. Le cause sono numerose, ma non si può negare che la scuola abbia grandi responsabilità in proposito. Si è visto inoltre che chi abbandona lo sport è più a rischio di abbracciare abitudini non igieniche, come fumare. Senza dimenticare che un ragazzo che fa sport sarà un cittadino migliore, perché sa che ci sono delle regole che vanno rispettate per ottenere un risultato valido a beneficio di tutti».
Ma qual è l’attività fisica adeguata per mantenersi in buona salute? La risposta non è univoca, perché dipende da molti fattori, il primo dei quali è l’età. Le Global recommendations on physical activity for health dell’Oms sono state emanate nel 2010 e forniscono indicazioni sulla pratica dell’attività fisica proprio dividendo la popolazione in tre fasce: 15-17 anni, 18-64 anni, oltre i 64 anni. L’attività fisica nei bambini e negli adolescenti (prima fascia) include il gioco, l’esercizio strutturato, lo sport e dovrebbe essere di tipo prevalentemente aerobico; in questa categoria di età l’Oms raccomanda di praticare almeno 60 minuti al giorno di attività fisica con un’intensità da moderata a vigorosa e di includere attività che rafforzino l’apparato muscolo-scheletrico almeno tre volte a settimana. Inoltre, l’obiettivo giornaliero dei 60 minuti può essere raggiunto in sessioni più brevi (ad esempio due sessioni da 30 minuti).
L’attività fisica negli adulti (18-64 anni) include invece attività svolte nel tempo libero, esercizio strutturato, sport, che anche in questo caso dovrebbe essere di tipo prevalentemente aerobico. Per rafforzare gli apparati cardiorespiratorio e osteomuscolare e per ridurre il rischio di malattie croniche non trasmissibili e di depressione, in questa fascia di età, l’Organizzazione mondiale della sanità raccomanda di praticare a settimana almeno 150 minuti di attività fisica aerobica moderata; o almeno 75 minuti di attività fisica aerobica vigorosa; o una combinazione equivalente di attività moderata e vigorosa.

 Parla il medico Attilio Turchetta: «Il movimento fa bene alla nostra salute e alla nostra economia»

Le regole per gli ultra 64enni non sono differenti. Parliamo di attività svolte nel tempo libero, esercizio strutturato, sport di tipo prevalentemente aerobico. Otre a ridurre i rischi per la salute che abbiamo visto nella popolazione adulta, in questa fascia d’età c’è pure da rallentare il declino cognitivo. Per ottenere tali obiettivi, anche nella popolazione anziana l’Oms raccomanda almeno 150 minuti di attività fisica aerobica moderata a settimana; oppure almeno 75 minuti di attività fisica aerobica vigorosa; oppure una combinazione equivalente di attività moderata e vigorosa. Da sottolineare che gli anziani con mobilità ridotta dovrebbero praticare attività fisica per migliorare l’equilibrio e prevenire le cadute tre o più volte a settimana e che le raccomandazioni sono rivolte anche a individui con malattie croniche o disabilità. In ogni caso l’esercizio può essere frazionato in periodi di durata minima di dieci minuti.
Per capire cosa si intenda con attività fisica moderata o vigorosa, bisogna considerare che l’intensità moderata, già utile per ottenere i benefici sulla salute, è quella in grado di aumentare la frequenza cardiaca e determinare una sensazione soggettiva lieve di mancanza di fiato e di riscaldamento.
Si calcola che in queste condizioni il metabolismo aumenti di 3-6 volte rispetto alla situazione di riposo, cioè di 3-6 MET (Metabolic EquivalentT). Il MET è un’unità di misura utilizzata per esprimere il lavoro muscolare: un MET corrisponde al metabolismo energetico in condizioni di riposo. Per la maggior parte dei soggetti sedentari, 3 MET corrispondono a una camminata a passo sostenuto, per chi è più allenato equivalgono a una corsa leggera. Un’attività fisica di intensità moderata si può raggiungere praticamente con tutte le attività sportive, ma anche con una buona parte delle attività quotidiane come il camminare, il salire le scale, l’andare in bici. Quando viene superata la soglia dei 6 MET, l’attività fisica si definisce elevata: da un punto di vista soggettivo è caratterizzata da sudorazione e fiato corto.
C’è da notare però che le nostre città non sono i luoghi migliori per fare attività fisica: camminare, andare in bicicletta sono attività quasi impossibili nelle grandi aree urbane. E anche per i bambini gli spazi per il gioco libero sono ormai molto ristretti: «Un tempo – osserva Turchetta – i bambini andavano all’oratorio o nelle piazzette dove passavano il pomeriggio a correre e a giocare a calcio, oggi questo non è praticamente più possibile. Dovremmo quindi ripensare le nostre città tenendo conto del fatto che il movimento fa bene alla salute ma anche alla nostra economia. Perché una persona attiva è una persona che spende meno in farmaci e in visite mediche».

*giornalista, redattrice di “Scienza e Società”, docente di Comunicazione della scienza

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