Cibo, infezioni, calore: ecco i consigli per l’uso

CRISTIANA PULCINELLI*

Andare in vacanza d’estate è rischioso? Anche se suona come un paradosso, in un certo senso potremmo rispondere di sì. Non tanto perché la stagione ci esponga a maggiori pericoli, quanto invece perché le malattie e gli incidenti non vanno mai in vacanza e ci possono cogliere impreparati, in un periodo in cui siamo più rilassati, abbassiamo la guardia e magari adottiamo comportamenti che non terremmo mai durante l’anno. Un esempio significativo ce lo fornisce Antonino Reale, responsabile del reparto emergenza dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma: «In estate ci si muove di più, anche per piccoli tragitti: si prende la macchina per raggiungere il mare a pochi chilometri di distanza dalla casa delle vacanze o per andare alla festa del paese vicino. È facile che in queste occasioni ci si scordi di mettere le cinture di sicurezza. Oppure, non si utilizzi il seggiolino e si metta il bambino in braccio al passeggero a fianco del conducente, pensando: “Tanto è per poco”. Purtroppo, si sa invece che i danni maggiori da incidenti automobilistici avvengono proprio sui tragitti brevi, e proprio perché si abbassa la guardia».

Un altro esempio riguarda la sfera sessuale: in vacanza aumentano le occasioni di incontri e, anche in questo caso, bisogna essere preparati per evitare di contagiarsi con una delle malattie che si trasmettono attraverso i rapporti sessuali. Il primo consiglio in questo caso è l’uso del preservativo. «Acquista in farmacia una scatola di preservativi e conservala in un luogo fresco e al riparo da oggetti taglienti (rasoio, forbicine da unghie, ecc…)», si legge sul vademecum redatto qualche tempo fa dalla Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia. E poi l’alimentazione. In vacanza cediamo al pasto fuori casa e spesso non possiamo controllare quello che c’è nel piatto. Magari siamo in un Paese straniero dove le norme igieniche non sono quelle a cui siamo abituati. «Il problema principale è l’igiene e la qualità degli alimenti che assumiamo. In particolare – dice Fabrizio Pregliasco, epidemiologo ed esperto di medicina preventiva – bisogna stare attenti ai cibi che non hanno subìto un trattamento termico: la cottura infatti permette di uccidere gli eventuali batteri presenti. Dunque, attenzione ai cibi crudi o a quelli che, anche se sono stati cotti, sono rimasti poi per troppo tempo all’aperto: raffreddandosi, permettono ai batteri di riprendere a proliferare. Da sottolineare che un cibo può essere dannoso anche se l’aspetto rimane invitante. Certo, la scatoletta rigonfia ci inquieta e la buttiamo, ma possiamo trovarci di fronte a un cibo che appare buono e invece non lo è. Il segreto allora è mangiare poco di tutto per ridurre la carica batterica: se un alimento è contaminato, ma io ne ingerisco poco, avrà un effetto limitato». Se ci troviamo in un Paese in cui l’acqua non è sicura, dobbiamo fare attenzione ai gesti che si fanno senza pensarci su: ad esempio, compro una bevanda in lattina e poi ci aggiungo il ghiaccio prodotto localmente, oppure mi lavo i denti con l’acqua del rubinetto. Quando l’acqua è contaminata, anche quel poco che ingerisco lavandomi i denti potrebbe procurarmi problemi intestinali.

Mare, montagna o città. Se trascorriamo le vacanze al mare, il nostro corpo trarrà senz’altro beneficio dallo iodio e il nostro spirito dal sentirsi liberi, senza scomodi vestiti e costrizioni. Ma anche qui bisogna stare attenti: il primo pericolo è quello della congestione che può avvenire quando ci si bagna dopo aver consumato un pasto molto abbondante. La spiaggia poi può diventare un veicolo di infezioni: nella sabbia si possono annidare batteri, muffe, parassiti, funghi, bisogna quindi essere preparati a questa eventualità ed evitare di mettere sulla sabbia i bambini nudi perché possono prendersi infezioni come piodermiti e impetigine. L’esposizione al sole va gestita molto attentamente,
specialmente per le persone anziane e per i bambini: «I lattanti non vanno mai esposti al sole – dice Reale – perché non hanno formato la melanina e quindi sono più vulnerabili. Dunque, fino circa a sei mesi va bene portarli in pineta, in zone ventilate, evitando la spiaggia. Ricordiamo che la vitamina D è importante, è vero, ma si forma anche con la luce rifratta, senza bisogno dell’esposizione diretta al sole. Dopo i sei mesi si può cominciare a portarli in spiaggia ma seguendo orari precisi: prima delle 11 e dopo le 17. Anche in questo caso vanno usate le dovute precauzioni: crema protettiva con fattore 50, in caso maglietta, cappello. Crescendo, l’esposizione al sole può aumentare, ma attenzione a non giocare a calcio o a beach volley sulla spiaggia alle due del pomeriggio».

“Adulti, bambini e ammalati, al mare o sui monti
Parlano i medici Antonino Reale e Fabrizio Pregliasco”

I bambini che hanno patologie croniche sono più fragili e temono di più il caldo. Parliamo ad esempio di bambini cardiopatici, asmatici gravi, con fibrosi cistica, broncodisplasici. L’estrema conseguenza del caldo eccessivo è il colpo di calore che si manifesta con mal di testa, febbre, crampi, vomito, nausea, e nei casi più gravi con disturbi di tipo neurologico, dalla sincope alle convulsioni, fino al coma. «Abbiamo letto diverse terribili storie di bambini lasciati in auto sotto al sole. La morte in quei casi avviene per colpo di calore. Venti minuti sotto al sole portano la temperatura dell’abitacolo a 50 gradi e i danni encefalici si producono quando la temperatura corporea supera i 41-42 gradi», spiega Reale. La regola principale quando fa molto caldo è reidratarsi di più, quindi più acqua, più frutta, più verdura. La vacanza in montagna presenta altri rischi. Il cuore, ad esempio, si affatica di più, perché in alta quota l’ossigeno presente nell’aria diminuisce e si riduce anche la capacità del corpo di utilizzarlo. Per compensare questa mancanza, l’organismo è costretto ad aumentare la pressione arteriosa, il lavoro cardiaco e respiratorio. I cardiopatici tuttavia non devono per forza rinunciare alla vacanza in montagna, ma devono far valutare le proprie condizioni dal medico che può stabilire fino a quali altezze ci si può spingere e quale tempo di acclimatamento si deve rispettare. C’è poi il rischio di venire punti da api, vespe e altri insetti, quindi meglio proteggersi con pantaloni lunghi. Se ci troviamo in una zona dove ci sono vipere, mettiamo sempre scarponi e calzettoni. Lo scarpone del resto protegge anche da eventuali traumi: distorsioni, fratture, ematomi che in montagna sono più frequenti. Per quanto riguarda i bambini, bisogna stare attenti a possibili avvelenamenti: «Il bambino può portare incautamente alla bocca bacche o erbe velenose», aggiunge Reale.

Condizionatore sì, ma con giudizio. Chi rimane in città deve fare i conti con temperature particolarmente alte dovute al fatto che i palazzi riflettono i raggi solari e bloccano la ventilazione. Dunque, i bambini, come gli anziani, in città possono soffrire di più. «Va bene usare il ventilatore – spiega Reale – il cui effetto è quello di smuovere l’aria aumentando la traspirazione: sudare è positivo perché serve ad abbassare la temperatura del corpo. Facciamo attenzione però a non puntarlo addosso alle persone per evitare contratture muscolari». Anche il condizionatore si può usare ma con giudizio: «L’aria eccessivamente fredda – aggiunge Pregliasco – può portare a un aumento delle infezioni respiratorie nei soggetti a rischio, alla congestione o a contratture muscolari piuttosto dolorose. Lo sbalzo termico, sia dal caldo al freddo che dal freddo al caldo, riduce la capacità di difesa dell’apparato respiratorio e ci espone all’infezione con eventuali microorganismi. Il consiglio quindi è quello di regolare il condizionatore in modo che la differenza tra temperatura interna ed esterna non superi i 6 gradi. Inoltre, si dovrebbe rendere il passaggio dal caldo al freddo e viceversa graduale, ad esempio spegnendo l’aria condizionata della macchina poco prima di essere arrivati a destinazione. Nei condizionatori inoltre si possono annidare batteri come la legionella, responsabile di una forma di polmonite. È importante quindi pulire sempre i filtri e controllare l’acqua di risulta del deumidificatore». Per i bambini attenzione ai traumi. «Al pronto soccorso del Bambino Gesù – dice Reale – d’estate assistiamo a un raddoppio del numero di accessi per traumi. I bambini che d’inverno stanno in casa, d’estate escono e vanno in bici, skateboard, pattini, si arrampicano sui castelli nei parchi giochi e sui gonfiabili e possono cadere, riportando traumi anche importanti».

Rischio infezioni. Il rischio di prendere infezioni riguarda soprattutto chi parte per le zone calde del mondo. Naturalmente parliamo dei viaggiatori inesperti, ma anche di quelli che hanno avuto diverse esperienze e che non si vaccinano prima di partire confidando nel fatto che «fino ad oggi è sempre andata bene». Purtroppo è una falsa illusione, sostiene Pregliasco: «In Italia ci sono ogni anno 800-1.000 casi di malaria di importazione. Quindi è sempre bene seguire la profilassi quando si va in una zona dove tale malattia è endemica, anche se è un po’ noiosa». La cosa importante è pianificare il viaggio, conoscere il luogo dove si intendere andare. A questo proposito è utile il sito Viaggiare sicuri del Ministero degli Affari Esteri, che parla anche dei rischi per la salute. «Un elemento nuovo con cui bisogna fare i conti – prosegue Pregliasco – sono i cambiamenti climatici che favoriscono l’espandersi delle malattie tropicali, in particolare quelle vettoriali, ossia trasmesse da un animale, come la zanzara. Parliamo di malattie come Chikungunya, Zika, Westnile virus, che prima erano confinate in alcuni luoghi del pianeta ma che si stanno globalizzando e che quindi richiedono attenzione». Mare, montagna, campagna? Tutto va bene, ma su una cosa gli esperti sono d’accordo: l’importante è respirare aria pulita e stare con i figli. Le vacanze sono anche un momento di aggregazione della famiglia e in questo senso hanno un valore fondamentale.

* Giornalista, redattrice di “Scienza e Società”, docente di Comunicazione della scienza

 

UN SITO PER MONITORARE L’ALLARME CALDO

A causa del cambiamento climatico, gli eventi estremi sono destinati ad aumentare. Anche nel futuro dell’Italia si prevede ci saranno più giorni con temperature elevate e più giorni consecutivi senza pioggia, secondo uno studio condotto nel 2015 dal Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC). Dobbiamo attrezzarci, dunque, per sopravvivere a estati in cui le ondate di calore saranno piuttosto frequenti. Il Ministero della Salute quest’anno ha messo in piedi il Sistema nazionale di previsione allarme ondate di calore http://www.salute.gov.it/portale/caldo/homeCaldo.jsp Partito il 15 maggio scorso sarà in funzione fino al 15 settembre 2017 e permetterà previsione, sorveglianza e prevenzione degli effetti delle ondate di calore sulla salute. Il sistema è attivo in ventisette città (Ancona, Bari, Bologna, Bolzano, Brescia, Cagliari, Campobasso, Catania, Civitavecchia, Firenze, Frosinone, Genova, Latina, Messina, Milano, Napoli, Palermo, Perugia, Pescara, Reggio Calabria, Rieti, Roma, Torino, Trieste, Venezia, Verona, Viterbo) e per ogni area urbana fornisce un bollettino individuando le condizioni climatiche rischiose per la salute soprattutto delle persone più fragili come anziani, malati cronici e bambini.

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