L’eccesso di sudorazione specie nelle mani è fenomeno abbastanza raro ma purtroppo fortemente limitante anche nei rapporti sociali. Dare la mano a qualcuno in questi casi diventa un problema e si ripercuote specie nelle donne ed in età giovanile nella sfera affettiva e caratteriale.

Purtroppo non esistono medicine idonee a combattere questa patologia ma in questi ultimi anni alcune tecniche chirurgiche possono intervenire nella soluzione di questo invalidante problema.

La sudorazione é un fenomeno fisiologico del nostro corpo atto a mantenere la temperatura corporea stabile a 37%. Evaporando la sudorazione consuma calore permettendo in una situazione di caldo eccessivo la protezione del corpo. Questo meccanismo é regolato dal sistema nervoso simpatico che è responsabile della attivazione delle ghiandole sudoripare della superficie corporea e della microcircolazione periferica. Le fibre nervose periferiche di questo sistema nervoso partono da una serie di gangli che sono localizzati lungo i lati della colonna vertebrale e che sono collegati l’uno all’altro per formare il tronco del simpatico. Si

parla di iperidrosi quando la regolamentazione di questo meccanismo è alterata e si ha una sudorazione eccessiva in alcune parti del corpo.

La causa principale della eccessiva sudorazione al viso, alle ascelle, alle mani ed ai piedi è un ipertono del nervo simpatico che determina una vasocostrizione periferica e una attivazione eccessiva delle ghiandole sudoripare. I due terzi delle ghiandole sudoripare presenti nel nostro corpo sono localizzati nelle mani. Qui si nota anche la manifestazione più comune dell’ iperidrosi, detta comunemente iperidrosi palmare.

A livello delle mani si verifica anche un raffreddamento notevole e la presenza di un colorito bluastro soprattutto in acqua fredda (fenomeno di Raynaud).

Sono però affette anche altre regioni del corpo umano come il viso, le ascelle, il tronco, i piedi. Circa 1% della popolazione é affetta. L’iperidrosi primaria é la forma più comune ed è idiopatica, cioè non se ne conoscono le cause. Normalmente inizia in età adolescente. L’ansia può essere un fattore scatenante ma spesso si instaura un circolo vizioso: la sudorazione crea ansia e a sua volta l’ansia crea sudorazione. La iperidrosi crea disagio nelle relazioni sociali (indumenti con grosse macchie di sudore alle ascelle; imbarazzo a stringere la mano) ed alcuni soggetti arrivano ad evitare qualunque contatto sociale.

L’iperidrosi però causa anche problemi di natura professionale in settori che richiedono la manipolazione di carta o tessuti (impronte di sudore), o contatto frequente con altre persone (stretta di mano). Tali problemi incidono in maniera marcata sull’equilibrio psicosomatico dell’individuo. Si parla di iperidrosi secondaria quando é determinata da un altro processo patologico come: ipertiroidismo, terapia ormonale o disfunzione ormonale, obesità.

 

La cura

Negli ultimi anni è stata messa a punto una tecnica mininvasiva per accedere ai gangli toracici responsabili dell’innervazione delle ghiandole sudoripare delle mani, delle ascelle e del viso. Si tratta della simpaticectomia toracica endoscopica (Endoscopic Thoracic Sympathectomy o ETS) che corrisponde alla compressione o interruzione del nervo simpatico a livello del ganglio responsabile della innervazione del distretto interessato. La simpaticectomia toracica endoscopica è oggi il trattamento di scelta per la cura definitiva della iperidrosi palmare (mani sudate) che non risponde ad altri trattamenti medici. La tecnica endoscopica è molto sicura se adottata da un chirurgo toracico esperto, porta ad una risoluzione definitiva del problema in quasi il 100% dei pazienti e lascia soltanto due o tre piccole cicatrici, meno di 2 cm, a livello dell’ascella. La tecnica prevede due modalità, la prima con la semplice apposizione di una clip in titanio che comprime il nervo simpatico interrompendone la conduzione a valle, la seconda che prevede la sezione dello stesso a livello del ganglio interessato. I risultati sono ottimi sia per l’iperidrosi palmare che per quella ascellare e, in circa un 30% dei casi si ottiene anche una riduzione della sudorazione plantare. L’intervento viene eseguito in anestesia generale e richiede uno-due giorni di degenza. Si preferisce trattare prima un lato e poi successivamente, a distanza di anche sole due settimane, l’altro lato. Si praticano una o due piccole incisioni nel cavo ascellare per consentire l’introduzione di una ottica collegata a telecamera e, a seconda dell’intervento che si intende eseguire, di una pinza apposita per applicare una clip al titanio sul segmento di simpatico toracico individuato o di un bisturi elettrico per la sezione dello stesso. I rischi e le complicanze (circa l’1% dei casi) sono:

1) Sindrome di Horner – comporta una miosi (pupilla piccola) ed un abbassamento (ptosi) della palpebra superiore che conferiscono al soggetto l’aspetto di una persona che si è svegliata. In genere tale complicanza scompare nel tempo ma di fatto con la nuova tecnica endoscopica é praticamente scomparsa.

2) Pneumotorace – ovvero aria residua in torace, conseguenza del necessario pneumotorace chirurgico praticato per avere accesso alla catena simpatica. Normalmente l’aria si riassorbe da sola o richiede l’introduzione attraverso l’incisione praticata di un piccolo drenaggio che rimane al massimo 24 ore per facilitare la riespansione del polmone.

3) Sanguinamento – questa complicanza è rara e viene trattata con una sutura emostatica o una elettrocoagulazione.

4) Recidiva – La recidiva postoperatoria avviene nel 1% dei casi ed é dovuta alla ricrescita del nervo. Gli effetti collaterali consistono essenzialmente in una sudorazione compensatoria a livello del dorso e/o delle cosce in circa il 50% dei casi operati. Viene normalmente ben tollerata dal paziente, tende a scomparire nel tempo ma di solito è molto ridotta o assente se si sceglie accuratamente il livello di blocco del simpatico (T2, T3 o T4). Il ritorno all’attività lavorativa é normalmente possibile entro i primi tre – quattro giorni postoperatori. L’attività sportiva dopo circa 2-3 settimane.

 

Prof. Stefano Elia

Chirurgo Toracico – Università di Roma Tor Vergata – Collabora con Rome American Hospital-Roma

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