Girando tra i vari piccoli musei presenti nel nostro paese, se passate dalla località Tobia di Lavarone in provincia di Trento (anche se ne esistono altri in provincia di Bolzano o a Chatillon in Val d’Aosta), non potete mancare di visitare un museo dedicato ad una delle “maggiori organizzazioni produttive” della natura: il museo del miele e della apicoltura.

Girando tra i tre piani della struttura si possono apprendere tantissime curiosità su questo mondo, passando dalla perfetta organizzazione che regola la società delle api (compresa una speciale arnia con parete di vetro dove è possibile anche osservare una colonia di api al lavoro ed assistere in tutta sicurezza al frenetico lavoro svolto all’interno dell’alveare), agli attrezzi che vengono utilizzati, sia per l’allevamento delle api, che per la produzione del miele.

Proprio di questo dono vorremmo trattare in questa nota.

Il miele è prodotto dalle api partendo dalle sostanze zuccherine che esse raccolgono. Le principali fonti di approvvigionamento sono il nettare, prodotto dalle piante da fiori e la melata, che è un derivato della linfa degli alberi, prodotta da alcuni insetti parassiti, che trasformano la linfa delle piante trattenendone l’azoto ed espellendo il liquido in eccesso ricco di zuccheri.

Per le piante, il nettare serve ad attirare vari insetti impollinatori, allo scopo di assicurare la fecondazione dei fiori. A seconda della loro anatomia, e in particolare della lunghezza della proboscide (la ligula), le api domestiche possono raccogliere il nettare solo da alcuni fiori, che sono detti appunto melliferi. La storia del miele comincia con la storia dell’uomo. La parola miele sembra derivare dall’ittita melit. Per millenni ha rappresentato l’unico alimento zuccherino concentrato disponibile. Le prime tracce di arnie costruite dall’uomo risalgono a circa 6000 anni avanti Cristo. Anche nell’antico Egitto il miele era apprezzato, e le prime notizie di apicoltori che si spostavano lungo il Nilo per seguire con le proprie arnie la fioritura delle piante risalgono a 4000 anni fa. Durante gli scavi delle tombe dei faraoni sono stati rinvenuti vasi di miele ermeticamente chiusi il cui contenuto si era perfettamente conservato. Lo usavano anche per curare i disturbi digestivi e per creare unguenti per piaghe e ferite. I sumeri lo impiegavano in creme con argilla, acqua e olio di cedro, mentre i babilonesi lo impiegavano per cucinare: erano diffuse infatti le focaccine fatte con farina, sesamo, datteri e miele. Nel Codice Hammurabi si ritrovano articoli con cui gli apicoltori erano tutelati dal furto di miele dalle arnie. La medicina ayurvedica, già tremila anni fa, considerava il miele purificante, afrodisiaco, dissetante, vermifugo, antitossico, regolatore, refrigerante, cicatrizzante e gastroprotettore.

Per ogni specifico caso era indicato un differente tipo di miele: di ortaggi, di frutti, di cereali o di fiori. I Greci lo consideravano “cibo degli dei”, e dunque rappresentava una componente importantissima nei riti che prevedevano offerte votive. Omero descrive la raccolta del miele selvatico, mentre Pitagora lo raccomandava come alimento per una vita lunga. I romani ne importavano grandi quantitativi da Creta, Cipro, dalla Spagna e da Malta Quest’ultima pare anche derivarne il nome originale Meilat, appunto terra del miele. Veniva utilizzato come dolcificante, per la produzione di idromele, di birra, come conservante alimentare e per preparare salse agrodolci. Riguardo alle caratteristiche alimentari i principali componenti del miele sono: acqua, alcuni tipi di zucchero (fruttosio, glucosio, maltosio), amminoacidi, proteine, sali minerali (quali potassio, sodio, calcio, magnesio, solfati, fosfati, etc.), pigmenti (carotene, clorofilla, derivati dalla clorofilla), sostanze ed aromi dei fiori (esteri, aldeidi, alcool), tannino, enzimi (invertasi, diastasi), fosfati e vitamine.

Il miele, per il suo alto tenore zuccherino è una sostanza altamente energetica, 100 gr. di miele apportano infatti 300 calorie immediatamente disponibili subito dopo l’ingestione senza particolari necessità di preventiva digestione.

In relazione ai fiori da cui le api hanno tratto il miele sono presenti varie tipologie di miele con caratteristiche organolettiche differenti e utilizzate per scopi curativi specifici.

Ne ricordiamo, in sintesi, i principali:

MIELE DI ACACIA

Sapore: delicato di confetto, fine, vellutato

Proprietà: corroborante, lassativo, antinfiammatorio per la gola, patologie dell’apparato digerente, disintossicante del fegato, contro l’acidità di stomaco

MIELE DI ARANCIO

Sapore: aromatico gradevolmente acidulo

Proprietà: cicatrizzante per le ulcere, antispastico, sedativo. Contro l’insonnia e l’eccitazione nervosa

MIELE DI BOSCO

Sapore: forte, di vegetale fresco, di zucchero caramellato

Proprietà: indicato negli stati influenzali

MIELE DI CASTAGNO

Sapore: intenso con retrogusto leggermente amaro

Proprietà: favorisce la circolazione sanguigna, antispastico, astringente, disinfettante delle vie urinarie.

Consigliato per anziani e bambini.

MIELE DI GIRASOLE

Sapore: non molto dolce, asciutto, con aroma di polline

Proprietà: antinevralgico, febbrifugo, aiuta la calcificazione ossea

MIELE DI ERBA MEDICA

Sapore: delicato, neutro, raschia leggermente in gola

Proprietà: tonificante, antinfiammatorio, utile per gli sportivi dopo una gara

MIELE DI ERICA

Sapore: forte floreale che ricorda l’anice

Proprietà: azione antireumatica, antianemico ricostituente

MIELE DI EUCALIPTO

Sapore: di malto, zucchero caramellato

Proprietà: azione antibiotica, antiasmatico, anticatarrale. Utile per la tosse

MIELE DI MELATA D’ABETE

Sapore: resinoso, come di zucchero caramellato

Proprietà: antisettico polmonare e delle vie respiratorie

MIELE DI MELATA DI QUERCIA

Sapore: di colore dall’ambra scuro al marrone scuro.

Cristallizza raramente. Leggermente amaro.

Proprietà: antianemico. Apprezzato dagli atleti per l’elevato contenuto di sali minerali

MIELE MILLEFIORI

Sapore: molto delicato, senza retrogusti particolari

Proprietà: azione disintossicante del fegato

MIELE DI CON MUGO O GINEPRO

Sapore: aromatico tipico delle essenze montane

Proprietà: particolarmente indicato nelle affezioni respiratorie

MIELE DI TARASSACO E MELO

Sapore: marcato, persistente, caratteristico, astringente

Proprietà: diuretico, depurativo, azione benefica sui reni

MIELE DI TIGLIO

Sapore: di mentolo, balsamico, molto persistente e tipico

Proprietà: sedativo dei dolori mestruali, calmante, diuretico, digestivo. Indicato per le tisane espettoranti. Ha proprietà sudorifere. Contro l’insonnia e l’irritabilità

MIELE DI TIMO

Sapore: intenso e persistente, miele aromatico

Proprietà: antisettico, calmante, febbrifugo, tonico

MIELE DI TRIFOGLIO

Sapore: intenso e persistente, miele aromatico

Proprietà: antisettico, calmante, febbrifugo, tonico

MIELE DI RODODENDRO

Sapore: molto delicato, leggermente piccante in gola

Proprietà: ricostituente, calmante dei centri nervosi è utile contro l’artrite

POLLINE DEI FIORI

Sapore: di vegetale non sempre gradito; si può consumare nello yogurt, o nel latte

Proprietà: alimento proteico, ideale come antistress

La scelta come si vede è più che ampia ed il modo per gustare questo dono della natura è vario, dall’utilizzo nella colazione sul pane tostato, all’uso come dolcificante nelle bevande, aggiunto alla tisana in caso di tosse, o come spuntino energetico durante una bella discesa nella neve o dopo una nuotata. Gustiamocelo sempre, ringraziando gli operosi insetti che con un lavoro da “certosini” ci consentono da sempre di apprezzarne la dolcezza.

Dott. Marco Turbati

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