Quante terapie grazie all’anidride carbonica

EMANUELA MASCI *

Per carbossiterapia si intende l’utilizzo a scopo terapeutico dell’anidride carbonica. È una metodica di somministrazione sottocutanea e/o transcutanea, di un gas medicale certificato appunto quale CO2, la comune anidride carbonica che noi emettiamo ad ogni espirazione, quindi non un farmaco, ma un rimedio naturale! È nata in Francia nel 1932, nella stazione termale di Royat (Clermont-Ferrand) per il trattamento di patologie vascolari e in particolare per la problematica delle arteriopatie periferiche. Il tutto consisteva nella somministrazione di anidride carbonica per via percutanea attraverso bagni carbo-gassosi secchi o bagni in acqua carbonica (CO2 al 99,4%) e nel corso degli anni il numero di pazienti trattati in questa piccola ma efficiente stazione termale è andato progressivamente aumentando, fino a raggiungere i ventimila l’anno a metà del decennio Novanta. Gli studi effettuati in tale ambiente hanno mostrato un presunto positivo effetto negli artereopatici con un aumento del tempo di marcia e nel trattamento del fenomeno di Raynaud. In Italia la carbossiterapia è stata importata all’inizio degli anni Novanta nella stazione termale di Rabbi (Trento) che possiede le stesse caratteristiche dei bagni francesi, mentre il termine di carbossiterapia è stato introdotto dal dottor Luigi Parassoni nel 1995 in occasione del XVI congresso nazionale di medicina estetica. La carbossiterapia permette di curare diverse patologie: dalla cellulite alle arteriopatie, dalle flebopatie alle ulcere vascolari miste, dalla cute flaccida alle smagliature, dalla terapia riabilitativa alla psoriasi. Viene usata di routine in flebologia, con ottimi risultati per le insufficienze venose e linfatiche, capace di rimettere in funzione il microcircolo arterio-venolinfatico e di alleggerire il carico dei vasi sanguigni, delle vene varicose.

Vene varicose. Rappresentano una condizione patologica molto comune, che arriva a colpire fino ad una persona su due oltre i cinquant’anni di età e, più in generale, circa il 15% degli uomini e il 25% delle donne. La loro comparsa è favorita dalla presenza di vari fattori di rischio, tra i quali ricordiamo la familiarità, il sesso femminile, il tipo di attività lavorativa e le gravidanze. Sono accompagnate da sintomi agli arti inferiori rappresentati da dolore, sensazione di affaticamento e pesantezza e gonfiore alle caviglie: sintomi che tendono a peggiorare con il passare del tempo. Il riposo con le gambe sollevate tende ad alleviarli.

Le varici degli arti inferiori sono un segnale di insufficienza venosa, con accumulo di sangue al loro interno. In condizioni normali gli apparati valvolari presenti all’interno dei sistemi venosi si chiudono per impedire al sangue di fluire verso il basso a seguito della forza di gravità. Quando tali valvole si indeboliscono e non riescono più a chiudersi correttamente, il sangue tende a refluire, cioè a tornare verso il basso. Le varici sono dunque vene nelle quali gli apparati valvolari hanno perduto la loro efficacia a trattenere il sangue: il risultato è la loro dilatazione dovuta all’aumento di volume ematico al loro interno, e quindi di pressione sulle pareti, con allungamento, ispessimento e aspetto
serpiginoso.

I sintomi sono variabili, dalle più semplici fasi fino alle più complicate che possono compromettere la vita del paziente. I casi dell’insufficienza venosa sono attribuiti ai pazienti che lamentano uno o più problemi del tipo iperpigmentazioni (colorito scuro alle gambe), formicolii alle gambe, gambe e caviglie gonfie, teleangectasie (rallentamento del flusso sanguino), crampi ai polpacci durante la notte, vene varicose, flebite (infiammazione delle vene superficiali) ecc… Oltre l’esame obiettivo, si consiglia un esame ecocolordoppler al fine di valutare la funzionalità delle vene e la qualità del flusso sanguigno.

La carbossiterapia è usata con ottimi risultati per le insufficienze venose e linfatiche, capace di rimettere in funzione il microcircolo arterio-veno-linfatico e di alleggerire il carico dei vasi sanguigni. L’anidride carbonica determina una vasodilatazione diretta con aumento della velocità del flusso sanguigno, un’apertura dei capillari e lo smaltimento delle tossine. Già dalle prime sedute si nota un miglioramento dei piccoli capillari, della sintomatologia legata alla stasi venosa, oltre che una considerevole riduzione dei dolori e dei gonfiori. Studi e ricerche cliniche universitarie hanno dimostrato che l’anidride carbonica ha effetto:

  • sul microcircolo: riapre per effetto meccanico i capillari chiusi, riattiva quelli malfunzionanti e aumenta la percentuale di ossigeno nei tessuti migliorando lo stato di patologie come quella della gamba gonfia fino ad ulcere di varia natura
  • sul tessuto adiposo, sia per l’effetto lipoclasico (rompendo le membrane delle cellule grasse riduce gli accumuli di grasso) sia per un aumento della lipolisi legata all’aumentata disponibilità locale di ossigeno
  • sulla cute: oltre ad aumentare la percentuale di ossigeno nei tessuti, migliora l’elasticità cutanea e induce un ringiovanimento del derma
  • correzione delle irregolarità cutanee (sia da sola che in associazione ad interventi di liposuzione)
  • implementazione dei risultati ottenibili con tecniche chirurgiche nel body contouring

Per questi motivi la carbossiterapia trova impiego anche in medicina-estetica, dermatologia, chirurgia-plastica ed è applicata nei casi di adiposità localizzata, body vontouring (trattamento complementare alla liposuzione), lipomatosi diffusa, cosiddetta cellulite, dermatologia, psoriasi, Striae Distensae, lassità cutanea, flebologia e patologie vascolari, insufficienza venosa, Restless Leg sindrome, linfedema, Acrocianosis, fenomeno di Raynaud, trattamento delle ulcere cutanee. Le moderne apparecchiature per la carbossiterapia ambulatoriale sono costituite da diversi macchinari che collegati a bombole di gas medicale permettono di modulare la temperatura e la velocità del flusso di iniezione dell’anidride carbonica. Esse consentono di poter impostare diverse temperature del gas (più studi dimostrano come un gas preriscaldato diminuisca le sensazioni sgradevoli di bruciore e dolore) con un range che arriva fino ai 42° C e diverse velocità di flusso, da 20 ml/min fino a 200 ml/min. Durante la somministrazione, attraverso l’utilizzo di un ago sottilissimo nei tessuti per via transcutanea e sotto cutanea, si evidenzia un gonfiore della cute nei punti di infiltrazione, segno della notevole capacità di diffusione della CO2, cui segue un arrossamento con senso di calore, segno dell’attività vascolare del gas.

Controindicazioni. Questo trattamento è sconsigliato durante la gravidanza e in soggetti con cardiopatie, diabete, anemie gravi o con insufficienze respiratorie, cardiache, renali ed epatiche. La carbossiterapia è un trattamento che può essere praticato solo da personale medico. È sicuro per il paziente, poiché l’anidride carbonica è atossica e non provoca embolia; è compatibile con l’organismo umano che la produce costantemente e la elimina tramite il sistema venoso per via polmonare. Gli usi di tale gas in chirurgia (interventi in laparoscopia) e in diagnostica (colonscopia) sono ben noti in campo medico per la propria sicurezza.

Ciclo di terapia. La terapia viene di solito eseguita a cadenza mono o bisettimanale. Un ciclo può essere costituito da 10 a 20 sedute, secondo la gravità dell’insufficienza. La durata di ogni seduta è di 30 minuti circa. Al fine di un miglior risultato clinico funzionale ma anche estetico, si raccomanda l’integrazione con la terapia fisica mirata e ove necessario con l’elastocompressione, assunzione degli integratori specifici venatrofici. Già dopo le prime sedute il paziente è in grado di avvertire e riferire un certo benessere fisico. Si può evidenziare un miglioramento dei piccoli capillari (teleangectasie), riducendo, nel contempo, la necessità di dover ricorrere alla scleroterapia.

*Centro Angiologico Rome American Hospital

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