Negli anni, sempre maggiori prove si sono assommate nel mostrare quanto l’ipertensione arteriosa sia un importantissimo fattore di rischio per le malattie cardiovascolari (ictus e infarto miocardico in primis). Ma, effettivamente, cosa è la pressione arteriosa, il suo incremento (ipertensione) e cosa provoca?
La pressione arteriosa è la pressione del sangue esercitata dal cuore sulla parete delle arterie durante le fasi di attività cardiaca, rappresentate dalla contrazione del ventricolo sinistro (sistole) e dal suo rilassamento (diastole).
In fase sistolica si rileva il valore massimo di pressione (pressione sistolica o massima), mentre in diastole il valore minimo (pressione diastolica o minima). Quando il valore viene misurato, anzi CORRETTAMENTE misurato, cioè dopo un adeguato periodo di riposo e con strumentazione tarata, vengono indicati i due valori (sistolica e diastolica) misurati in mm di mercurio (mmHg) e quindi si può definire l’eventuale presenza di ipertensione arteriosa. Partendo dal presupposto che la pressione aumenta con l’età, subisce variazioni durante la giornata, durante uno sforzo o un’emozione, è importante comunque definire un limite tra “normale” e “patologico”.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità, al fine di uniformare i protocolli diagnostici e terapeutici, ha stabilito, nel 1999 una classificazione dei livelli di pressione arteriosa, che la Società Europea dell’Ipertensione e la Società Europea di Cardiologia hanno recentemente ridefinito nelle nuove linee guida europee.

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Uno dei primi quesiti che il medico deve porsi è se vi è una causa della anomalia; infatti solo nel 5% dei casi la causa dell’ipertensione è conosciuta (insufficienza renale cronica, feocromocitoma, stenosi dell’arteria renale, utilizzo di alcuni farmaci, sindrome di Conn etc.); si parla, quindi, di ipertensione secondaria, legata, cioè a patologie note.

In circa il 95%, invece, non è attribuibile ad alcuna causa identificabile e pertanto viene detta primitiva, idiopatica o essenziale.

Conosciamo, però, alcuni fattori predisponenti, in grado di modificare la pressione arteriosa: fattori di tipo genetico, ambientale, legati all’esercizio fisico, alla dieta e allo stress.
Uno dei limiti che, spesso, rendono difficile il riscontro della ipertensione è che in moltissimi casi (specie in quelli di livello lieve) ‘l’ipertensione non dà sintomi – è infatti detta “the silent killer” – anche se possono essere presenti sintomi quali palpitazioni, vertigini, cefalea, nervosismo, stanchezza, ronzii, epistassi (sangue dal naso), disturbi che possono essere tuttavia riscontrati anche in assenza di pressione elevata.
Posta una precisa diagnosi e una valutazione dell’eventuale danno che già possa essere presente a carico degli organi bersaglio (vasi, cuore, reni ecc), il medico potrà individuare l’approccio migliore. In linea di massima l’ipertensione arteriosa lieve viene trattata inizialmente senza farmaci. Il primo passo consiste, infatti, nel mettere in atto un corretto stile di vita: ridurre il consumo di sale, caffè o sostanze eccitanti, ridurre il peso corporeo negli obesi, moderare il consumo di vino e caffè, abolire fumo e superalcolici, fare una leggera attività fisica (passeggiate, nuoto, bicicletta) etc. Se con questi accorgimenti non si ottiene alcun risultato è necessaria una terapia di tipo farmacologico, valutata dal medico in base alle caratteristiche del paziente e al rischio cardiovascolare legato, anche, alla presenza di patologie concomitanti; in linea di massima si parte da una monoterapia per passare, in caso di insufficiente risposta, ad un trattamento combinato con più farmaci.

Recentemente il “bagaglio terapeutico“ in specifiche forme di ipertensione“, specie se resistenti alle terapie farmacologiche, si è accresciuto con una tecnica “parachirurgica” la DENERVAZINE SIMPATICA DELLE ARTERIE RENALI mediante ablazione. Questa è una procedura invasiva, che si esegue per via percutanea (cioè pungendo una arteria e giungendo con un piccolo catetere sino alle arterie renali) e in tale sede andando ad eliminare le strutture nervose dei vasi che sono correlate all’aumento di pressione. Sarà poi, comunque, cura del medico seguire e controllare l’effetto del corretto stile di vita e dell’eventuale effetto dei farmaci consentendo così di evitare che una alterazione, magari anche asintomatica, possa danneggiare in modo irreversibile gli organi bersaglio creando danni che possono e debbono essere evitati.

 

Dott. Marco Turbati

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