Aumento delle patologie e cause ambientali

CRISTIANA PULCINELLI *

Primavera, tempo di allergie. Almeno di quelle causate dai pollini che presentano un andamento stagionale. Si tratta di patologie che normalmente danno sintomi come congestione e naso gocciolante, prurito e lacrimazione degli occhi, infiammazione delle mucose, tosse continua, ma che possono anche manifestarsi con difficoltà respiratorie gravi, come nel caso dell’asma. E anche se di solito non portano a gravi conseguenze, influiscono in modo negativo sulla capacità lavorativa, di apprendimento e in generale sulla qualità della vita delle persone. Di moltissime persone, per la precisione. Se guardiamo solo all’asma, ad esempio, l’Organizzazione Mondiale della Sanità parla di 235 milioni di individui colpiti al mondo e afferma che tra i bambini l’asma è la più comune tra le malattie non trasmissibili. In Italia, ha dichiarato recentemente Giorgio Walter Canonica, presidente della Società Italiana Allergologia Asma Immunologia Clinica (SIAAIC) «l’asma riguarda il 6% della popolazione generale, la rinite allergica colpisce fino al 30% delle fasce d’età più giovani».
Ma il problema principale è che queste patologie, come del resto le allergie nel loro complesso, sono in aumento. Secondo il “Libro bianco” pubblicato dalla World Allergy Organisation (WAO) l’aumento riguarda l’asma, le riniti, ma anche le dermatiti, le allergie ai pollini, al cibo e ai farmaci. E interessa sia i Paesi ricchi che quelli in via di sviluppo. In Italia, secondo uno studio pubblicato su European Respiratory Journal, dal 1991 al 2010 la prevalenza dell’asma nella popolazione è passata dal 4,1% al 6,6%, dei sintomi simili a quelli dell’asma – come il respiro sibilante – dal 10,1 al 13,9% e della rinite allergica dal 16,8% al 25,8%. «Questo aumento – si legge sul rapporto della WAO – è problematico specialmente tra i bambini che sopportano il peso maggiore del trend degli ultimi vent’anni».
Per quanto riguarda le allergie respiratorie, la causa principale del loro presentarsi più frequentemente è da cercare nell’inquinamento dell’aria che danneggia i meccanismi di difesa contro gli allergeni, ossia le sostanze che scatenano la risposta immunitaria: «Le mucose del naso, dei bronchi e della congiuntiva sono ricoperte da un film liquido che contiene immunoglobuline che formano una rete protettiva contro i pollini – spiega il professor Domenico Schiavino, direttore dell’Unità di allergologia del Policlinico Gemelli di Roma – ma le polveri con cui le mucose vengono a contatto possono rompere questa rete, per cui i pollini passano nelle sottomucose e quindi nel sangue. Lì, nelle persone geneticamente predisposte, scatenano il sistema immunitario che comincia a produrre anticorpi. Alcune cellule che si chiamano mastociti, dopo aver incontrato gli allergeni, producono mediatori chimici come l’istamina che a loro volta sono la causa dei sintomi che conosciamo: occhi irritati, rinite, difficoltà respiratorie, tosse». Il meccanismo è simile anche per le allergie alimentari: «Oltre il 50% di quello che mangiamo è addizionato con sostanze chimiche e conservanti che, come le sostanze presenti nell’aria, determinano il danno della mucosa intestinale e quindi il passaggio di allergeni. Le reazioni avverse ai farmaci, invece, sono in aumento perché aumenta il consumo di farmaci, spesso anche fai-da-te», aggiunge Schiavino.
Tra i motivi di preoccupazione per l’aumento dei casi di allergie che interessano l’apparato respiratorio e che solitamente sono provocate dai pollini, c’è anche il cambiamento climatico. La SIAAIC stima che mezzo grado in più della temperatura faccia aumentare da 10 a 100 volte la quantità dei pollini nell’aria, con conseguente incremento da 10 a 100 volte del numero di persone che soffrono di allergie durante la primavera.

“Il professor Domenico Schiavino spiega
caratteri e conseguenze delle diverse impollinazioni”

I pollini più allergenici sono quelli prodotti da piante arboree o da piante erbacee e selvatiche, prive di fiori. In queste piante l’impollinazione non avviene, come nel caso delle piante da fiore, attraverso gli insetti, ma grazie al fatto che i pollini vengono trasportati dal vento. Si tratta quindi di pollini prodotti in abbondanti quantità, di dimensioni molto ridotte, capaci di rimanere sospesi in aria anche per lunghi periodi di tempo e di essere trasportati a grandi distanze, fino a qualche centinaio di chilometri. Le allergie procurate da queste piante seguono una certa stagionalità ed anche una distribuzione geografica diversa. I pollini di cipresso e nocciolo, ad esempio, hanno il loro picco tra febbraio e marzo, le oleacee (tra cui l’ulivo) tra aprile e giugno. «Poi ci sono pollini che danno una sintomatologia perenne – continua Schiavino – come ad esempio la parietaria, una pianta che si trova ai bordi della strada e sui muretti a secco: comincia la fioritura a fine febbraio, ha il suo picco a maggio e continua fino a giugno, poi si ferma a luglio e agosto per ripartire a settembre e andare avanti fino a novembre. Chi è allergico, insomma, sta male tutto l’anno. Inoltre il suo polline è molto piccolo, ha un diametro di 15 micron, e quindi tende a dare disturbi asmatici. I pollini più grossi, invece, normalmente provocano disturbi agli occhi e al naso». La parietaria però è una pianta presente soprattutto nel bacino del Mediterraneo ed è quindi in quest’area che si riscontrano i casi di allergia, mentre le graminacee, che hanno un periodo di fioritura più breve, sono però suddivise in circa 10.000 specie diverse e si trovano praticamente in tutto il mondo.
Rinite e congiuntivite, se non curate, tendono a portare allo sviluppo dell’asma che, poi, può diventare cronica. «Si calcola che circa il 70% dei rinitici diventi asmatico – precisa Schiavino – è per questo che bisognerebbe cominciare i trattamenti desensibilizzanti, ossia i vaccini, prima che si instauri l’asma. Ad esempio, quando la rinite dura per più di due mesi e la risposta agli antistaminici comincia a cadere». In sostanza, quando rivolgersi allo specialista? «Il consiglio è che il primo anno in cui si presentano i sintomi si aspetti, ma se nel secondo anno gli episodi si ripetono, arrivato l’autunno conviene fare l’esame allergologico per capire se cominciare il trattamento desensibilizzante». Il vaccino può evitare l’insorgere dei sintomi, però è una terapia lunga (dura circa tre anni) e costosa (per ora viene rimborsata solo da alcune Regioni). Altrimenti bisogna affidarsi alla terapia con i farmaci in grado di alleviare i sintomi, dall’antistaminico al broncodilatatore, e al rispetto di alcune regole generali di prevenzione, come ad esempio evitare di esporsi agli allergeni.

“Oggi è possibile consultare il meteo-pollini per scegliere
il luogo di vacanza o le migliori condizioni di un viaggio”

A questo proposito, negli ultimi anni si è dedicata più attenzione allo studio delle migrazioni dei pollini da una zona all’altra. Sono nate nuove discipline, come l’aerobiologia e la bioclimatologia, che si occupano di analizzare l’interazione tra fattori ambientali, in questo caso la produzione e diffusione dei pollini, e lo sviluppo di malattie. Il meteo-pollini – che grazie a un campionamento standardizzato e all’accoppiamento con le previsioni del tempo consente di valutare l’arrivo, i picchi e il declino della presenza ambientale dei diversi tipi di polline nelle varie regioni – è diventato uno strumento diffuso e di facile consultazione. In Italia esiste una rete di monitoraggio del meteo-pollini, composta da 70 centri e coordinata dall’Associazione italiana di aerobiologia. «Si tratta – afferma Schiavino – di informazioni utili: ad esempio se devo scegliere il luogo di una vacanza posso decidere anche in base alla presenza di polline nei luoghi di soggiorno in un determinato periodo. Se devo andare in moto e la concentrazione di pollini in quel momento è alta, potrò indossare il casco integrale, o usare una bandana per coprire il naso, in macchina cercherò di tenere i finestrini chiusi e di pulire spesso i filtri dell’aria».

* Giornalista, redattrice di “Scienza e Società”, docente di Comunicazione della scienza

Buoni consigli, cattivi consigli

Le allergie colpiscono soprattutto i bambini, l’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma ha quindi stilato due liste (http://www.ospedalebambinogesu.it/allergie#.WK1ivxLhDq0).

Ecco la prima: contiene le regole che le famiglie dei bambini allergici ai pollini dovrebbero seguire nel periodo critico.

  1. Evitare gite in campagna nelle ore mattutine, soprattutto nei giorni di sole con vento e clima secco.
  2. Scegliere come meta delle vacanze località di alta montagna o di mare. Ricordare che per altitudini medie (600-1000 metri) le stesse piante liberano i pollini circa un mese più tardi rispetto alla pianura.
  3. Verificare la pulizia dei filtri di condizionamento dell’auto e della casa.
  4. Non tagliare l’erba del prato e non sostare nelle vicinanze di altri spazi in cui sia stata tagliata l’erba.
  5. Evitare il contatto con il fumo di tabacco, polveri e pelo di animali.

Ed ecco invece la seconda lista: è quella delle cose inutili che spesso le famiglie dei bambini allergici ai pollini fanno, ma che non giovano ai loro figli:

  1. Evitare i prati, i campi coltivati e i terreni incolti: i pollini si diffondono ovunque, sono progettati per questo.
  2. Chiudere le finestre o evitare che il bambino esca di casa.
  3. Abitare ai piani alti.
  4. Mettere mascherine sul viso del bambino a coprire e proteggere il naso e la bocca, mettere occhiali da sole o cappelli con visiera.
  5. Fare lavaggi endonasali: le prove di efficacia sono tenui, il fastidio per il bambino è certo.

 

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