Norme di sicurezza disattese e fattori di rischio

MARCO TURBATI* e FLAVIA FUMO**

La nostra Costituzione mette il lavoro e la sicurezza sui luoghi di lavoro ai primi punti. All’articolo 1 dichiara che l’Italia «è una Repubblica democratica fondata sul lavoro», all’articolo 4 precisa il diritto-dovere del lavoro («La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto») e all’articolo 35 viene posto l’accento sulla tutela del lavoro («Lo Stato tutela il lavoro in tutte le sue forme, cura e migliora la formazione professionale dei lavoratori»; attenzione maggiormente sottolineata per le lavoratrici nell’articolo 37). Questi principi, però, collidono con i dati relativi agli infortuni e alle morti che ogni giorno funestano i luoghi di lavoro. Quanto risulta dall’Inail relativamente agli infortuni sul lavoro avvenuti nei primi sei mesi del 2018 mostra situazioni di estrema gravità. E i decessi nei primi tre mesi dell’anno sono 151, secondo l’osservatorio indipendente di Bologna, cioè molti di più rispetto al 2017.

Diversi ricercatori hanno cercato di studiare il fenomeno in tutti i suoi aspetti. In occasione della XV edizione della Giornata Mondiale per la Salute e la Sicurezza sul Lavoro del 28 aprile, ideata dalla International Labour Organization (Ilo), è stata presentata l’analisi condotta in materia di infortuni sul lavoro che compromettono la capacità lavorativa della vittima, determinando un danno biologico superiore al 15 per cento e un’inabilità permanente. In base ai dati dell’Inail, la situazione degli infortuni nel 2016 era migliorata: erano stati 4.894 i lavoratori vittime di infortuni che videro compromessa gravemente la loro salute contro i 5.675 casi del 2015. Si continua però a morire sul posto di lavoro: l’1,1 per cento del totale degli infortuni sul lavoro è ancora mortale e nel 2017 e nel primo periodo del 2018 sono tornati a crescere. Nel 2017 le denunce all’INAIL di “infortunio sul lavoro con esito mortale»” sono state infatti 1.029, undici in più rispetto all’anno precedente (+1,1%). E tali dati, inoltre, non tengono conto di situazioni ancora troppo diffuse di lavoro sommerso, o di mancate denunce.

Tra le varie cause poste alla base degli infortuni vi sono un maggior utilizzo di lavoratori over 60, più esposti agli incidenti, una diffusione maggiore dei contratti a tempo determinato a persone con scarse competenze (a cui non sempre si somministra una idonea formazione) e gli ancora inadeguati investimenti in sistemi di prevenzione da parte di tante aziende, specie quelle più piccole, che costituiscono l’ossatura del sistema produttivo nazionale. Pesano drammaticamente i limiti evidenti del sistema delle ispezioni e dei controlli pubblici.

Le disposizioni contenute nel decreto legislativo 81/08, riferendosi sia alla tutela che alla prevenzione e protezione della salute e sicurezza sul lavoro di tutte le lavoratrici e i lavoratori, riguardano indifferentemente tutti i contesti lavorativi e tutte le tipologie di lavoro, senza porre alcuna differenza tra i lavoratori con contratto di lavoro a tempo indeterminato e quelli con contratto di lavoro a natura flessibile. Essendo la tutela della sicurezza e della salute fondamentale, nessun contesto lavorativo si può ritenere escluso e nessuna mansione si può considerare meno esposta a rischio, seppur di carattere diversificato. Analizzando solo le cause di infortuni, non considerando le malattie professionali, il settore dell’edilizia è quello maggiormente esposto ai rischi di infortunio (purtroppo spesso mortali), ma anche il terziario è sempre più interessato dai problemi relativi ai disturbi di natura muscolo-scheletrica (prima patologia di danno a livello europeo).

Sul versante specifico della salute e sicurezza sul lavoro l’opera di riordino normativo del Jobs Act risulta peraltro solo parziale in quanto, inspiegabilmente, non sono state dettagliatamene definite le regole che individuano i lavoratori con contratto di “somministrazione di lavoro”, la cui disciplina è contemplata prioritariamente nell’ambito della regolamentazione generale, essendo venuta meno la norma di rinvio contenuta nel Testo Unico Sicurezza.

Gli interventi in materia di salute e sicurezza sul lavoro si confrontano da tempo con la flessibilità del lavoro. Al riguardo, nell’ambito del Testo Unico, è richiamato l’obbligo del datore di lavoro a considerare nella valutazione dei rischi anche quelli «connessi con la specifica tipologia contrattuale» utilizzata, insieme a quelli relativi connessi alla differenza di genere, all’età e alla provenienza da altri Paesi (con il rischio anche della incomprensione delle norme di sicurezza).

Riguardo a ciò che realmente si può fare per ridurre, sempre più, questo grave problema, bisogna ricordare che un infortunio non avviene mai per una sola causa ma per un mix di cause. È possibile identificarle secondo tre ordini di fattori: tecnici, accidentali, umani. Per quanto si riferisce ai fattori tecnici di rischio si può affermare che il progresso tecnologico ha consentito di progettare e costruire macchinari e strumenti forniti di sistemi sempre più sicuri e sempre più adeguati alle esigenze psicofisiche dei lavoratori e degli utenti; e che la produzione stessa dei macchinari con la loro certificazione all’origine alleggerisce la responsabilità del datore di lavoro e tutela al meglio l’integrità fisica del lavoratore stesso al momento dell’impiego. Ovviamente a patto di utilizzare tutte le corrette strumentazioni e le metodiche che garantiscano la sicurezza. Relativamente ai fattori accidentali, sebbene per la loro natura non siano facilmente prevedibili, possono essere almeno in parte prevenibili attuando tutte le prassi di “buona tecnica“. Infine il fattore umano – con tutte le sue sfaccettature: comportamento azzardato o scorretto, negligenza, assenza dei DPI (dispositivi di protezione individuale), non conoscenza delle attrezzature, scarsa formazione ecc. – è certamente una delle cause su cui si può, e si deve, intervenire. Molti infortuni sul lavoro, infatti, sono causati dalla grande confidenza che i lavoratori nutrono per la manualità e la ripetitività delle loro funzioni, elemento che può determinare una perdita di concentrazione e provocare situazioni potenzialmente rischiose.

Riguardo alla formazione sui rischi specifici di ogni lavoro, tale aspetto non è sempre pienamente considerato: troppo spesso nelle analisi effettuate sulle motivazioni che hanno condotto all’evento si scopre infatti che il lavoratore non aveva corretta conoscenza dei rischi a cui andava incontro svolgendo una specifica mansione. In conclusione, il problema della sicurezza sui luoghi di lavoro è un aspetto che non può e non deve mai essere sottovalutato da nessuno, poiché l’esperienza ha dimostrato che un impegno serio e costante consente di evitare di continuare a leggere sui giornali quotidianamente di feriti o più drammaticamente di morti sui luoghi di lavoro. Dove ognuno ha il diritto di lavorare per vivere e di sentirsi in ogni momento più sicuro.

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* Cardiologo, consulente sanitario QuAS

** Specialista in Igiene e Prevenzione