M.C.

Anche se rappresentano una realtà sanitaria consolidata, i Fondi integrativi  non sono protagonisti nel panorama dell’assistenza sanitaria italiana come meriterebbero. Nei fatti però, il loro utilizzo da parte di milioni di lavoratori e utenti, dà concretamente un esempio di come questa realtà si possa integrare con  il sistema pubblico in un rapporto di reale sussidiarietà e rendere operativo e maggiormente efficiente il servizio ai cittadini.

Oggi è attiva l’Anagrafe dei Fondi presso il ministero della Salute, ma ciò non è sufficiente per chiedere a tutti i fondi standard qualitativi maggiori. Analizzando a grandi linee la fotografia della sanità italiana, rileviamo che la riduzione delle risorse in campo si accompagna con l’aumentare delle esigenze sanitarie del Paese. Il finanziamento pubblico oggi  non supera i 112 miliardi di euro e tale cifra appare stabile negli ultimi dieci anni. In contemporanea aumentano le spese “out of pocket” che si avviano a superare i 35 miliardi di euro, di cui solo meno del 2% è coperto da mutue, fondi sanitari aperti, fondi sanitari contrattuali. D’altra parte bisogna tener conto che la spesa pro capite, anche in funzione dell’aumento della popolazione dovuto fondamentalmente ai ben noti fenomeni migratori e che porta ad un aumento di più di 5 milioni di persone assistibili con la conseguente diminuzione della spesa per persona, nei fatti, non è compensata da un aumento delle risorse globali erogate.

Sull’altro versante assistiamo ad esigenze sanitarie fortemente accresciute. L’aumento delle patologie croniche, dei tassi di obesità, il progressivo invecchiamento della popolazione, l’aumento di malattie croniche o genetiche “importate”, solo per fare alcuni esempi, testimoniano senza ombra di dubbio l’impossibilità, dato il budget assegnato, di una assistenza sanitaria universale da parte dello Stato. Il 23% rispetto al finanziamento totale di parte pubblica raggiunto dalla spesa “out of pocket” rivela che la richiesta di sanità è per circa un quarto finanziata dalla spesa privata. Solo per fare un raffronto con i Paesi a noi più simili, in Olanda la spesa privata è pari al 6%, in Francia al 7%, nel Regno Unito al 9%, in Germania al 13%.

“Manca in Italia una vera legislazione di riferimento

ma in ballo c’è la stessa sopravvivenza del settore”

 

Di fronte a questa situazione quali potrebbero essere le soluzioni possibili? Negli altri Paesi si sono scelte soluzioni diverse, ma tutte con un minimo comune denominatore, consistenti in un ampliamento della platea della copertura privata che prende di caso in caso la forma di una copertura primaria, complementare, supplementare o duplicativa. Su queste esigenze si colloca il possibile ruolo futuro dei Fondi Sanitari Integrativi. In Italia la situazione è molto complessa in quanto c’è grande confusione sulla classificazione stessa dei Fondi stessi. Non esiste una reale legislazione di riferimento e nel tempo siamo passati da una classificazione di tipo DOC e non DOC a classificazioni di Fondi aperti e Fondi chiusi, Enti, Casse, Società di mutuo soccorso e via dicendo.

L’Anagrafe dei Fondi e l’Agenzia delle Entrate oggi classificano i Fondi in Fondi di tipo A, integrativi al Servizio Sanitario Nazionale, che possono erogare solo prestazioni realmente integrative al sistema P

pubblico, in pratica quindi prestazioni non comprese nei Livelli Essenziali di assistenza (LEA), e Fondi di tipo B, comprendenti Enti, Casse, Società di Mutuo Soccorso, Fondi contrattuali (Fondi chiusi) che possono erogare tutti i tipi di prestazioni con il vincolo del 20% per le prestazioni odontoiatriche e socio-assistenziali. Per i Fondi di vecchia denominazione cosiddetti “aperti” (a cui possono accedere tutti i soggetti anche non appartenenti al mondo del lavoro contrattuale o aziendale) non esiste una vera e propria legislazione di riferimento.

I Fondi di tipo A sono praticamente residuali e non si prospetta per questi una crescita sostenuta nel futuro. Teoricamente è lo Stato stesso che dovrebbe promuoverli ed assumersene la gestione e destinarli a una platea di dipendenti pubblici.

I Fondi di tipo B sono quelli che hanno raggiunto la maggiore consistenza, anche se non tutti risultano iscritti all’Anagrafe dei Fondi (sembrerebbe che il numero dei Fondi iscritti non superi i 100 mentre le rilevazioni presentate recentemente da associazioni o studiosi del settore valutano in più di 300 i Fondi operativi sul territorio nazionale).

In termini organizzativi tutti questi Fondi hanno gestioni e consistenze completamente diverse. Si passa infatti da Fondi con meno di 10.000 iscritti a Fondi che si avvicinano a un milione e mezzo di assistiti. Per questo settore è prevista certamente una crescita in termini di nuovi Fondi e quindi di popolazione coperta da tale assistenza. Per i Fondi contrattuali è prevedibile che dei 43 contratti collettivi nazionali di lavoro (CCNL) esistenti, di cui solo quindici hanno attivato coperture sanitarie, vi sia una consistente crescita.

In questo scenario confuso e frammentato, è difficile prevedere un futuro di organizzazione, omogeneizzazione, unificazione di gestioni e percorsi che possano portare a un reale confronto con il sistema sanitario pubblico, propedeutico a una necessaria organizzazione, strutturalmente omogenea, al servizio di una gestione ottimale per la cura dei cittadini.

Ma è un progetto ineludibile che passa attraverso la stessa possibilità di sopravvivenza di questo settore. Certamente le azioni da intraprendere devono vedere un impegno congiunto da parte degli organi istituzionali pubblici e delle parti sociali che dovranno individuare i mezzi necessari a una sua  regolamentazione.

È auspicabile, accanto a un organismo di controllo pubblico, che ci sia la volontà di tutti gli operatori di questo settore di darsi regole comuni, dimensioni e finanziamenti coerenti, erogazione omogenea di servizi sanitari, regole di “governance” unificate. Solo in questo modo il “secondo pilastro” della sanità potrà avere una reale funzione efficace, volta a tutelare ciò che rimane un bene irrinunciabile per la persona: la sua salute e il suo benessere.

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